Costume

Sa murra, le origini e le regole del gioco

Il 9 e 10 settembre a Urzulei in Ogliastra si terrà la 19^ edizione dei campionati europei di morra, in sardo "sa murra" uno dei giochi tradizionali dell'Isola. Vediamo le origini e le sue regole



Le prime tracce storiche del gioco della morra sono state ritrovate dagli archeologi in Egitto. Nella pittura di una tomba di un alto dignitario della XXV dinastia, gli esperti hanno riconosciuto due giocatori che incrociano le dita. Una pratica diffusa anche nell'Antica Grecia e a Roma. I romani la chiamavano micatio, da micare digitis (segnare con le dita). Del gioco, si trovano testimonianze anche negli scrittori medievali e nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (nel capitolo VII si racconta di "due bravacci, che seduti a un deschetto, giuocavano alla mora, gritando tutti e due ad un fiato").

In Italia ha avuto alterne vicende: considerata pratica d'azzardo dal fascismo, fu messa al bando e inserita nella tabella dei giochi proibiti (articolo 110 del Testo Unico per le Leggi in materia di Pubblica Sicurezza). La norma, ancora in vigore, vieta il gioco nei luoghi pubblici. Disposizione, però, quasi mai rispettata, la pratica è tollerata dalle forze dell'ordine: troppo forte la passione della gente per poter essere repressa e oggi esiste in Italia una Federazione del Gioco della Morra.

COME SI GIOCA. In Sardegna si gioca prevalentemente in coppia, a differenza di altre realtà dove la contesa avviene tra due soli murradores. Gli sfidanti devono dichiarare un numero non superiore a dieci e stendere simultaneamente il braccio. Guadagna il punto chi indovina la somma dei numeri corrispondente a quella delle dita mostrate dai giocatori. L'incontro si svolge secondo il criterio partita, rivincita e bella. Vince chi arriva per primo a 16, aggiudicandosi due partite su tre, oppure chi tocca per primo quota 21 nella sfida decisiva (sa bella). La bravura dei giocatori sta nella capacità di studiare "la mano" dell'avversario e anticiparne le mosse.

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