Costume

Giovani e inadeguati

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione da parte di una nostra lettrice sulla considerazione dei "giovani", per certi versi eternamente "inadeguati", nella società di oggi.



Da sempre la gioventù è considerata un’età critica. Ancora peggio se consideriamo che oggi non ci è dato sapere quando la gioventù finirà. Beck scrisse che viviamo nella società dell’incertezza. Tanto incerta da non poter più scandire le varie fasi dei percorsi di vita di un individuo. 

A farne le spese sono i giovani. Sono più poveri dei loro genitori secondo le statistiche. Vivono una vita precaria e una condizione di gioventù che sembra perpetuarsi nel tempo. Spesso, a causa di un mercato del lavoro incerto, sono costretti a vivere in casa dei loro genitori. Una generazione costretta a una condizione eterna di figlio. Qualcuno li chiama, millennials, qualcun altro generazione y, generation next, net generation, qualche politico bamboccioni o choosy. Un’abbondanza di nomi per definire questa generazione nata tra i primi anni ‘80 e primi anni ’90. Che spesso si confonde con la generazione che la precede. Perché la verità è che si può essere definiti giovani a 15 anni così come a 45. Il giovane sta bene con tutto. Oggi sembrerebbe che l’età anagrafica non combaci più con il percorso di vita degli individui. Il target della gioventù varia a seconda della persona con cui si interloquisce. Per qualcuno va dai 15 ai 30, qualcun altro arriva perfino ai 38-40. Tutti in un grande calderone, tanto non c’è differenza. Sono perdigiorno e passano tutto il giorno sui divani sdraiati, come gli “Sdraiati” di Michele Serra. Non fanno figli, non lavorano; insomma non sono più come i giovani di una volta. Sempre più il termine giovane è utilizzato con accezione negativa. Diviene in questo modo sinonimo di inesperienza, di incapacità, di chi non conosce abbastanza e ha bisogno di far pratica all’infinito. C’è necessità di forze giovani, però sei troppo giovane per farlo. In questo modo si diventa giovani ricercatori, giovani impiegati, giovani lavoratori. Uno strano punto di vista per una società e un mondo che a livello mediatico e politico sostiene di voler investire sul futuro e sui giovani. La gioventù dovrebbe essere una caratteristica associata alla freschezza, all’energia, alla bellezza, non un’ancora sulle spalle dei predecessori. E quando qualcuno si lamenta per la situazione precaria in cui vive la risposta è sempre la stessa.

“Ma cosa vuoi, sei ancora giovane, ne hai di strada davanti a te”. 

Poco importa se di anni ne hai già 35 e non hai ancora versato un contributo.

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