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Da pagano a Gerusalemme a cristiano in Sardegna. Chi Ŕ Sant'Efisio e perchŔ si festeggia

Le origini della processione, la storia del santo e la festa che si celebra, da oltre tre secoli e mezzo, ogni primo maggio a Cagliari. Ecco chi Ŕ Efisio, martire guerriero venerato da un'intera Isola.



CAGLIARI - Perchè ogni primo maggio un'intera Isola rende omaggio a Sant'Efisio? La risposta si perde nei secoli: c'è chi può leggere il tutto con gli "occhiali" della fede e chi con quelli della leggenda. Una cosa è certa: da 361 anni è altissima la devozione verso Efisio. La statua in viaggio sotto le bombe della Seconda guerra mondiale e in tante altre situazioni di gravi difficoltà della popolazione rappresentano la testimonianza più "reale" dell'attaccamento di una terra a un santo. Come in tante altre porzioni del mondo, beninteso. Cagliari e Efisio, un binomio che pare indissolubile. Di seguito, grazie a un lavoro svolto dagli uffici del settore turismo del Comune -con tanto di pubblicazione sul sito ufficiale - ecco quella che può essere definita la vera storia di Sant'Efisio.

Secondo la tradizione, Sant'Efisio nasce a Elìa Capitolina, una colonia romana nel seno di Gerusalemme, attorno al 250 dopo Cristo. Rimasto orfano del padre Cristoforo, di religione cristiana, viene educato al paganesimo dalla madre Alessandra, di origine aristocratica. Alessandra introduce il figlio alla corte di Antiochia, presso l'imperatore Diocleziano, il quale lo prende sotto la sua protezione. Efisio si arruola fra i pretoriani, diventa ufficiale e viene inviato in Italia per partecipare alla campagna di annientamento dei cristiani, considerati nemici dello Stato e della legge romana. Qui il giovane ufficiale vive un episodio che cambia il corso della sua vita: mentre è in marcia verso Napoli (o Brindisi) alla testa del suo reparto, viene disarcionato da un bagliore improvviso. Quindi una voce gli dice: "Sono il Cristo, colui che tu perseguiti". E sul palmo della sua mano destra si imprime una croce.

In seguito a questo evento prodigioso, Efisio decide di convertirsi alla fede cristiana e si fa battezzare a Gaeta. Quindi viene trasferito in Sardegna per contrastare gli Iliesi, le popolazioni ribelli dell'interno: prima prende servizio a Tharros, quindi presso il comando militare di Nora. Nonostante gli editti anticristiani emanati da Diocleziano, Efisio comincia a diffondere pubblicamente il Vangelo e raduna attorno a sé un gruppo di seguaci. Non solo: scrive all'imperatore e lo esorta ad abbandonare i falsi dei e a convertirsi alla nuova religione. Per questo motivo viene convocato a Cagliari presso il governatore Iulio, il quale gli intima di tornare nei ranghi. Efisio rifiuta decisamente di abiurare la fede cristiana, atto che obbliga il governatore ad arrestarlo e imprigionarlo in una cella ricavata da una caverna, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa a lui dedicata, a Stampace. Qui viene flagellato, bastonato, scarnificato e bruciato con tizzoni ardenti. Tuttavia, né le torture, né la madre Alessandra fatta intervenire dalla corte imperiale, riescono a farlo recedere.

Il nuovo governatore Flaviano ordina che Efisio venga bruciato vivo quale esempio per tutti i cristiani, ma le fiamme del rogo si riversano sugli stessi carnefici. Allora Flaviano dispone la decapitazione per spada, da eseguirsi lontano dalla città per timore di insurrezioni a difesa del martire. La condanna viene eseguita sulla spiaggia di Nora il 15 gennaio del 286 (o, secondo altre fonti, nel 303). Si tramanda che prima dell'esecuzione Efisio formuli questa preghiera: "Ti prego, Signore, di proteggere la città di Cagliari dall'invasione dei nemici. Fa che il suo popolo abbandoni il culto degli dei, respinga gli inganni del Demonio e riconosca Te, Gesù Cristo Nostro Signore, quale unico vero Dio. Fa che i malati che pregheranno sul luogo della mia sepoltura possano recuperare la salute, e chiunque si trovi in pericolo nel mare o minacciato dagli invasori, tormentato dalla fame o dalla peste, dopo aver invocato me, Tuo servo, possa essere condotto in salvo".

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