Costume

Da Cagliari all'Uruguay nel 1800. Giovanni Battista Fa', il medico "padre dei poveri"

Storia di un grande dottore emigrato nel paese sudamericano nel 1867, per cercare di salvare quante più vite possibili da un'epidemia di colera. Il ricordo-tributo dell'associazione "Ambasciatori della fame".



L’associazione culturale “Ambasciatori della fame”, già da tempo, si interessa di restituire all’Italia la memoria dei suoi figli emigrati all’estero. In particolare, nella fase iniziale, maggior attenzione è stata destinata all’Abruzzo, al Molise, alla Sicilia, alla Liguria, alla Toscana, al Veneto e alla Calabria. Ma non sarebbe stato giusto dimenticare le altre regioni e il sacrificio dei loro figli. Giovanni Battista (“Juan Bautista”) Fa', medico “padre dei poveri” in Uruguay, era sardo. Nacque a Cagliari nel 1839.

"Giovanni Battista (“Juan Bautista”) Fa' nacque a Cagliari nel 1839. Si laureò in Medicina nella Università di Cagliari e da subito intraprese la carriera di medico. Quando, nel 1867, si verificò una epidemia di colera lui, ancora giovane medico, non ebbe esitazione nel recarsi nei luoghi di maggior sofferenza. Altri suoi colleghi, per paura, si defilarono. Lui fu, in maniera diuturna, tra i malati del “lazzaretto” del quartiere di Stampace. Nel 1883 il Dottor Fa’ decise di accettare la proposta di recarsi in Uruguay. Quando nel 1886 scoppiò una violenta epidemia di colera la sua esperienza, maturata in Sardegna, fu nel paese sud americano di grande utilità. Guadagnandosi una enorme reputazione. Si stabilì a Montevideo dove mise in luce il suo talento di bravo e coraggioso medico. Nel 1897 su incarico del Governo dell’Uruguay fu nominato “Medico de Policia” delle città di Las Piedras e Sauce entrambe nel dipartimento di Canelones. Stabilì la sua residenza a Las Piedras e da subito volle conoscere la realtà della intera zona. Constatò, con amarezza, la estrema povertà di quella gente e le condizioni igienico-sanitarie quasi inesistenti. Si gettò con irrefrenabile passione per lottare contro l’insorgere di nuove epidemie. Così, seguendo la sua naturale inclinazione, prestò ogni tipo di servigio a quella, come la chiamava lui, “umanità dolente”. Quando era necessario, e quasi sempre lo era, mise a disposizione oltre ai denari del Governo i suoi stessi averi. Questo accompagnato alle innumerevoli guarigioni e all’amorevole attenzione verso i pazienti gli valse l’appellativo di “ padre de los pobres” (“padre dei poveri”). Tra l’altro, il tutto, sempre accompagnato da un carattere leale e simpatico. Sposò Filomena Azzeni e, quando la poverina morì, sposò i seconde nozze Rosina Pisu’. Entrambe erano cagliaritane. Si tenne costantemente informato, faceva giungere giornali e riviste medico-scientifiche da ogni dove, sulle evoluzioni e sulle più recenti scoperte. Su una rivista dell’epoca scrissero di lui “Il dottor Fa’ si distingue per la sua vasta sapienza, la sua scienza e la sua filantropia. E’ amato medico dei poveri”. Morì in Uruguay il 5 settembre del 1904. I suoi funerali furono pagati dai suoi pazienti perché il “padre dei poveri” era morto povero come loro".

Geremia Mancini – presidente onorario “Ambasciatori della fame”.

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