Cronaca

"Nelle carceri il vero problema Ŕ la tossicodipendenza non la jihad"

"Abbiamo l'impressione che non siano gli jiahadisti la principale preoccupazione nelle carceri. NÚ Ŕ possibile riattivare ci˛ che furono l'Asinara e Pianosa. Per una convivenza meno drammatica bisogna risolvere innanzitutto il problema dei tossicodipendenti".



È la replica di Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo Diritti Riforme da anni impegnata nelle carceri sarde, alle dichiarazioni di Donato Capece. Il segretario del sindacato Sappe ieri aveva avanzato la proposta di riaprire il carcere dell'Asinara per rinchiudere i terroristi islamisti. "In Sardegna, come tutti ben sanno, non esiste alcuna possibilità di restituire l'Asinara a un ruolo penale - afferma Caligaris -. Sconcerta tuttavia l'assenza di idee per arginare fenomeni come il proselitismo alla jiahad e garantire una maggiore sicurezza negli Istituti Penitenziari".

"Se esiste una emergenza carceri, in Sardegna come in buona parte d'Italia, si chiama tossicodipendenza. Risulta infatti che circa il 40% dei detenuti delle strutture penitenziarie in particolare quelle di Cagliari-Uta e Sassari-Bancali, per fare due concreti esempi, ha problemi legati all'abuso di sostanze stupefacenti, alcol e gioco d'azzardo compresi. Si tratta di percentuali inaccettabili in un sistema di privazione della libertà in cui le attività di recupero e risocializzazione, anche nelle migliori prospettive, contrastano con la condizione fisica e psicologica di chi ha una dipendenza. Si tratta di soggetti anche con problematiche psichiatriche e infettivologiche (Hiv e epatite B e C). Occorre quindi trovare alternative alla detenzione attraverso Comunità il cui operato deve essere costantemente monitorato".

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