Cronaca

I giovani partono e la popolazione invecchia: la Sardegna si svuota

Una ricerca dell'Acli Sardegna conferma il progressivo spopolamento della Sardegna: da una parte la popolazione sarda non cresce, dall'altra quella straniera aumenta ma non in maniera significativa



CAGLIARI - Migrazioni e spopolamento sono due fenomeni connessi tra loro che in Sardegna riguardano in modo diverso le province e i comuni dell’isola. Lo dice l'Acli regionale nel dossier “Analisi dei flussi migratori e dello spopolamento in Sardegna nel 2015”.

Da una parte c’è la popolazione sarda che non cresce (il saldo naturale sardo per il biennio 2014-2015 è pari a -3972 unità) ma invecchia progressivamente o si allontana, e dall’altra c’è la popolazione straniera che aumenta (+ 2.920 unità nel biennio 2014- 2015) ma non riesce a dare la spinta necessaria ad una crescita significativa della popolazione sarda totale e ad una compensazione del numero di coloro che lasciano l’isola: nel biennio 2014-2015 il 73% (275) dei comuni della Sardegna ha un saldo migratorio negativo.

"Lo studio sinottico condotto sui decenni precedenti (dal 1951 al 2011) - scrive l'Acli in un comunicato - ha messo in evidenza il generale e purtroppo consolidato trend negativo di crescita della popolazione sarda". Si è partiti dal decennio degli anni ’50 dove in alcune zone si è avuto un incremento dal 10% al 30%, per poi entrare negli anni ’60 e vedere che già in quel decennio la situazione demografica stava iniziando a cambiare. Nel biennio 2014-2015 sono 307 i comuni in cui si registra infatti un saldo naturale negativo. 

Un fenomeno che da diverso tempo ormai sta interessando la Sardegna è quello delle migrazioni dei giovani sardi in Europa (con la Germania in testa alle destinazioni preferite, ma compaiono ora nuove mete come l’Austria e l’Irlanda) e nel resto del mondo (con l’Argentina come prima destinazione, ma compaiono ora nuove mete come il Sud Africa ed Emirati Arabi). I dati relativi agli emigrati sardi (per lo più giovani e
con un alto titolo di studio) fanno emergere uno scenario differente rispetto a quello del secondo dopoguerra. Oggi i giovani che partono sono laureati e altamente specializzati. "Pur rappresentando una perdita notevole per il Paese - si legge nella nota -, i giovani emigrati devono essere visti come un’importante risorsa per la proiezione della Sardegna nel mondo: sono intermediari necessari, mediatori culturali e perfino economici in rappresentanza della nostra regione".

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