Cronaca

In Italia la salma di Fausto Piano. La verità del ministro Gentiloni sul sequestro

Sono rientrate in Italia le salme di Fausto Piano e Salvatore Failla, i due tecnici della Bonatti uccisi in Libia. Ieri al Senato il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha parlato del sequestro.



ROMA - Le bare di Piano e Failla sono tornate dopo la mezzanotte all'aeroporto di Ciampino con un aereo dell'Aeronautica militare. Ad attendere i feretri c'erano i familiari delle due vittime assieme al ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Proprio quest'ultimo ieri è intervenuto ieri al Senato sulla situazione in Libia.  "Non possiamo che iniziare questa informativa con un messaggio comune di cordoglio e vicinanza alle famiglie" dei due italiani uccisi in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano" ha detto Gentiloni mentre l'Aula ha tributato un applauso unanime al ricordo dei due connazionali.

Gentiloni ha spiegato che nel sequestro "non sono emersi elementi di riconducibilità di formazioni di Daesh in Libia. Non è mai giunta alcuna rivendicazione. L'ipotesi più accreditata è quella di un gruppo criminale filo-islamico operante tra Mellita, Zuwara e Sabrata". E "sulla base delle evidenze emerse, i quattro italiani (tra cui Filippo Calcagno e Gino Pollicardo rientrati vivi in Italia, ndr) sono stati nelle mani dello stesso gruppo durante tutta la durata del sequestro, cambiando" prima del 2 marzo "solo una volta il luogo di prigionia". "Per proprie finalità, il gruppo di sequestratori ha lasciato intendere che gli ostaggi fossero stati separati o passati di mano ad altri gruppi, fatto che in questi ultimi giorni si è rivelato non essere vero", ha quindi precisato il Ministro Gentiloni. Durante i mesi del sequestro, ha tuttavia spiegato, "nell'ambito dell'attività di intelligence, sono state acquisite informazioni da fonti e da approfondimenti tecnici, senza però mai riuscire a localizzare con sicurezza e precisione i possibili luoghi di detenzione". Il Ministro ha poi chiarito che “non è stato pagato alcun riscatto”.

Governo unità nazionale unica base su cui lavorare.  Per quanto riguarda la situazione sul terreno, Gentiloni ha ribadito che il percorso per arrivare ad un governo di unità nazionale, è un percorso "fragile", ma "per quanto fragile questa è la sola base su cui lavorare".

No ad avventure inutili e pericolose. "Il governo - ha puntualizzato - non si farà trascinare in avventure inutili e perfino pericolose per la nostra sicurezza nazionale. Non è sensibile al rullar di tamburi e a radiose giornate interventiste ma interverrà se e quando possibile su richiesta di un governo legittimo". Bisogna "combinare fermezza, prudenza e responsabilità", ha spiegato Gentiloni, ricordando che la Libia “è grande sei volte l'Italia e conta 200mila uomini armati tra milizie ed eserciti".

L’Italia lavora “per rispondere ad eventuali richieste di sicurezza del governo libico, niente di più niente di meno, nel rispetto della Costituzione e solo dopo il via libera del Parlamento" italiano. Dalla minaccia terroristica dell'Isis in Libia "l'Italia deve difendersi. E l'Italia si difenderà come prevede l'articolo 52 della nostra Costituzione. Del resto è questa la ragione per la quale il parlamento a dicembre ha deciso che, in certi casi, le operazioni di intelligence possano richiedere condizioni di sicurezza assicurate dal supporto di unità militari. E di tali operazioni il parlamento sarà informato attraverso il Copasir".

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