Cronaca

Più centrali a carbone e solari, invase le aree agricole. "Piano energetico sardo da riscrivere"

L'Isola esporta il 40 per cento dell'energia prodotta, tra centinaia di impianti eolici e migliaia di impianti fotovoltaici. Dal Grig: "Assente la svolta delle rinnovabili, punto interrogativo sul metano".



CAGLIARI - I "numeri" dell'energia in Sardegna, su dati Terna aggiornati al 2014, vedono diciotto impianti idroelettrici, 43 termoelettrici, centodiciotto impianti eolici, oltre 30mila dedicati al fotovoltaico, con il 46,4 per cento dell'energia prodotta nell'Isola che, non venendo utilizzata, viene esportata. Ancora: il 78 per cento dell'energia prodotta è termoelettrica (con petrolio e carbone a farla da padrone), solo l'11 per cento eolica e ancora meno - appena il cinque per cento - dalle bioenergie. 

"Il dato fondamentale della fotografia del sistema di produzione energetica sardo è che oltre il 46 per cento dell'energia prodotta non serve all'Isola e viene esportato. Qualsiasi nuova produzione energetica non sostitutiva di fonte già esistente può esser solo destinata all'esportazione verso la Penisola e verso la Corsica", così dal Grig. "Nel piano energetico ambientale vi sono disposizioni scarsamente precettive, soprattutto per quanto concerne l'abbandono progressivo di fonti di energia fossili tradizionali verso fonti di energia rinnovabile, anche con l'utilizzo di transizione del metano, ponendo in estremo dubbio il raggiungimento dell'obiettivo di coprire con fonti rinnovabili la quota del 17,8 per cento dei consumi energetici dell'Isola entro il 2020", prosegue la onlus ambientalista".

Nono solo: per il Gruppo di intervento giuricico la Regione punta anche "sul metano. Il gas naturale giungerebbe con un gasdotto sottomarino dalla Penisola oppure con un sistema di depositi costieri e mini-rigassificatori. Certezze, e fondi, non ve ne sono". Per la realizzazione del piano energetico regionale sono disponibili circa 300 milioni di euro (50 per cento fondi comunitari e 50 per cento Fondo statale Solidarietà e Coesione). "I maggiori benefici ambientali si sostanzierebbero nel 50 per cento di emissioni di anidride carbonica e gas che alterano il clima in meno, mentre i benefici finanziari sarebbero il 50 per cento  dei costi della bolletta in meno, perché la Regione ritiene di poter abbattere gli oneri di sistema". Le richieste ecologiste sono molto chiare: "Fondamentale ridurre progressivamente, anche mediante disposizioni efficacemente precettive, l'utilizzo di fonti di energia fossili tradizionali, quali petrolio, carbone, olii vari, accrescere l'efficienza energetica, il risparmio energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili con la dovuta attenzione al paesaggio e alla salvaguardia del territorio. In quest'ottica appare sensato l'utilizzo in via transitoria del gas naturale (metano, 30% di emissioni inquinanti in meno del petrolio".

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