Cronaca

L'arte di Manu Invisible "assolta" dall'accusa di imbrattamento

Il ricorso del Procuratore Generale della Corte di Appello di Milano contro Manu Invisible, artista sardo accusato di imbrattamento per un vecchio murales a Milano, è stato giudicato infondato. La Suprema Corte di Cassazione ha così confermato il giudizio già emesso nel secondo grado del processo assolvendo l'artista dall'accusa di imbrattamento.



CAGLIARI - Si chiude così una storia giudiziaria iniziata cinque anni fa: la vicenda risale alla notte del 20 giugno 2011 quando Manu Invisible venne fermato dalla Polizia a Milano mentre, armato di bombolette e pennelli, dipingeva sul muro di un sottopasso ferroviario in zona Lambrate. Il graffito rappresentava un paesaggio notturno milanese nello stile inconfondibile dello street artist sardo, i cui lavori sono stati esposti anche al festival internazionale di street art 'Upfest' di Bristol.
 
I giudici del processo di primo e secondo grado lo avevano già riconosciuto innocente attribuendo un valore artistico al graffito e sottolineando come il disegno fosse realizzato con l'intento di abbellire il muro di una strada periferica, già sporco e in degrado. Il disegno oggi non esiste più, essendo nel frattempo stato coperto dalle scritte di altri writer. 
 
 A causa del ricorso del procuratore generale di Milano il processo è arrivato al terzo grado: è la prima volta che un caso di street art approda davanti alla Corte di Cassazione. "La seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato manifestatamente infondato il ricorso del PG presso la Corte di Appello di Milano - hanno sottolineato i difensori di Manu Invisible Giuseppe Quaglia e Domenico Melillo -. Un evidente buco nell'acqua della Procura Generale, che contrariamente al principio di economia processuale ha sperperato soldi pubblici per un futile accanimento accusatorio contro un innocente".
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