Cronaca

"Sardegna terra di massacri e primati vergognosi". Scomunica animalista contro sagra della lumaca di Ottana

La prima edizione dell'evento dove è possibile assaporare i molluschi con sugo e pasta viene macchiata dalla condanna di un'associazione animalista. "Nell'Isola tradizioni granitiche ma nel mondo cresce il consumo di cibo vegetale".



CAGLIARI - Il bis - non riferito al cibo, tanto meno se carne - arriva non tanto inaspettato. Dopo l'anatema contro la sagra dell'agnello di Bidonì, "divertimento tra fiumi di sangue, Sardegna arretrata", la nuova decisamente poco amichevole pacca sulle spalle alle tradizioni dell'Isola, direttamente da Tortona, arriva per la prima sagra delle lumache, organizzata dalla Polisportiva locale, in programma il primo maggio a Ottana, nel Nuorese. E la paladina degli animali - di qualunque taglia, di qualunque origine, di qualunque famiglia - è sempre lei: Paola Re. Piemontese, in passato organizzatrice di petizioni per associazioni no profit che difendono il mondo animale, torna all'attacco e nel mirino, ancora una volta, c'è la Sardegna. 

Una terra già definita "arretrata" dalla Re, e alla quale "non basta avere il primato nella strage di agnelli e maialetti", ma adesso "ci comunica orgogliosamente di essere la prima regione in Italia per il consumo di lumache". L'esordio della missiva non è uno zuccherino. Scorrendo le righe inviate dalla Re, si legge che "se ne mangiano cinquantamila quintali all'anno. Ma le lumache sarde non bastano così arrivano i rinforzi dalla Tunisia. Per limitare l'importazione, è prevista la nascita di tre nuovi allevamenti. Che dire? Mentre il mondo va verso un'altra direzione, privilegiando il consumo di cibo vegetale, le politiche economiche di certi enti restano aggrappate alle loro posizioni granitiche". Chiaro riferimento alle tradizioni sarde. Che, certo, sono in voga da secoli, ma per la signora delle Langhe quella di mangiare lumache in compagnia "è una moda". 

"Nelle sagre il massacro è aggravato perché migliaia di minuscoli animali vengono uccisi per un desiderio di festa e convivialità. Forse è ancora lontana una presa di coscienza che rispetti la vita animale in ogni sua forma, ma qualcosa sta cambiando. Quando il diritto al piacere del palato contrasta col diritto fondamentale alla vita, non deve essere più un diritto perché non deve esistere un piacere basato sulla morte altrui". Le ultime righe firmate da Paola Re contengono un niet totale a qualunque evento che prevede piatti a base di carne: "Che si celebri la sagra della lumaca o di qualsiasi altro animale, non fa differenza. Quella grande abbuffata di animali è ingiustificabile. Non esiste giustificazione morale o razionale nel causare quotidianamente la sofferenza di animali per mangiarli. Lo facciamo, non perché ne abbiamo bisogno o perché i prodotti animali ci siano indispensabili, ma solo per il piacere del gusto. Se seguiamo questa logica fallace, allora possiamo anche giustificare la macellazione di un cane, il migliore amico dell'uomo, per mangiarne la carne, perché essa è mangiata legalmente in alcuni paesi del mondo. L'economia non si cambia certo in un giorno ma chi si occupa di economia farebbe bene a riflettere se non sia meglio pensare a soluzioni non cruente e salutari sia per gli esseri umani che per l'ambiente animale e vegetale". Una riflessione finale, dopo un valzer di prese di posizione e "insulti soft" alle tradizioni sarde, quella della Re, che arriva proprio per un evento in calendario nella giornata della festa del lavoro. Che - sempre a proposito di tradizioni dure a morire - va a braccetto con l'economia, non con il veganismo o i suoi derivati.

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