Cronaca

Una nuova vita oltre le sbarre. A Cagliari detenuti al lavoro in ospedale

Messa alla prova per trenta persone per tre anni al San Giovanni di Dio e al Policlinico universitario di Monserrato. "L'inclusione sociale per chi ha sbagliato passa anche da azioni come questa".



CAGLIARI - Trenta persone condannate al lavoro di pubblica utilità o che godranno del procedimento sospeso con messa alla prova, per i prossimi tre anni, si apprestano a dare il loro servizio in favore della collettività nei due presidi dell'Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, dunque al San Giovanni di Dio e al Policlinico Duilio Casula. È quanto prevedono il protocollo d'intesa e la convenzione firmati dal commissario straordinario dell'Aou di Cagliari, Giorgio Sorrentino, dal presidente del Tribunale di Cagliari, Mauro Grandesso Silvestri, e da Rossana Carta, dirigente dell'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna  di Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Oristano e Ogliastra. 

Le persone ritenute idonee per il percorso di volontariato sono pronte a svolgere attività amministrative e tecniche, ma anche ogni altra attività di lavoro di pubblica utilità connessa alla professionalità degli interessati e alle finalità dell'Azienda. Per ciascuno deve essere redatto un progetto che contempli l'attività di volontariato, il luogo in cui si svolge, il numero di ore e le modalità. Per ogni persona inserita è prevista la presenza di un referente che lo affianchi  nel percorso, lo supporti nello svolgimento del compito affidatogli e mantenga i rapporti con l'Ufficio esecuzione penale esterna. L'inserimento nell'attività deve essere preceduto da un colloquio con il referente dell'Aou e viene redatta una scheda di presentazione, in cui si specifica anche l'impegno al fine di poter collocare al meglio le persone all'interno dell'Azienda.

"Si tratta", spiega Giorgio Sorrentino, "di un accordo che ha lo scopo di dare impulso ad azioni volte a favorire percorsi di inclusione sociale nei confronti delle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione, finalizzate all'espletamento di attività di volontariato. Noi crediamo che, grazie a queste iniziative, davvero possiamo fare tantissimo sul fronte dell'inclusione sociale. Crediamo molto nella collaborazione con i magistrati e con gli uffici del ministero della Giustizia e vogliamo dare il nostro contributo". Soddisfatta Rossana Carta: "Si tratta di una risorsa per i cittadini, condannati e imputati, che attraverso un procedimento di risocializzazione e di un percorso in lavoro di pubblica utilità, diventano attori di buone azioni. Dunque, si ottengono diversi risultati. L'esecuzione della pena, ma anche garanzia di sicurezza per la società, perché il condannato e l'imputato non deve più incorrere in comportamenti di reato".

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