Cronaca

L'ultimo pallino degli animalisti: le lumache. "Massacrate nelle sagre sarde, segno di arretratezza"

Affondo contro l'evento di Ossi dove, tra balli e musica, non sono mancati i piatti di molluschi. "Un massacro per giustificare una festa. Il mondo va in una direzione diversa da quella della Sardegna".



CAGLIARI - Nell'ordine: agnelli, lumache, tonni e - nel piatto al gusto di anatemi e polemiche degli animalisti - il bis di lumache. È la quarta volta, nel giro di quattro mesi scarsi, che arriva una dura presa di posizione, condita da parole tutt'altro che carine, contro una sagra dell'Isola. Stavolta tocca a quella della lumaca di Ossi, avvenuta nel terzo weekend del mese di luglio. E, tanto per (non) cambiare, la missiva porta in calce la firma della stessa accusatrice: Paola Re. Originaria del Piemonte, non è nuova tanto nel frequentare associazioni senza scopo di lucro che si occupano di proteggere il mondo animale, quanto nello scrivere righe di fuoco contro questa o quella tradizione isolana.

"Alla Sardegna non basta avere il primato nella strage di agnelli e maialetti: è arrivato il momento delle lumache, cibo ambito in svariate sagre estive in cui il massacro è aggravato perché migliaia di minuscoli animali vengono uccisi per un desiderio di festa e convivialità, come se uccidere fosse un gesto di piacere". Il riferimento è proprio all'evento organizzato nel paesino di poco meno di seimila anime del Sassarese. "Quando il diritto al gusto contrasta col diritto alla vita, ci si deve fermare a riflettere perché non dovrebbe esistere un piacere basato sulla morte altrui". E giù il solito refrain: "Che si celebri la sagra della lumaca o di qualsiasi altro animale, non fa differenza, quella grande abbuffata di animali è ingiustificabile. Non esiste giustificazione morale o razionale nel causare quotidianamente la sofferenza di animali per mangiarli: lo facciamo, non perché ne abbiamo bisogno o perché i prodotti animali ci siano indispensabili, ma solo per il piacere del gusto".

Nelle ventisei righe scarse, riempite anche da alcuni link che conducono a siti vegani e antispecisti, non mancano i poco amichevoli epiteti rivolti ai sardi: "L'economia non si cambia certo in un giorno ma chi si occupa di economia farebbe bene a riflettere se non sia meglio pensare a soluzioni non cruente e salutari sia per gli esseri umani che per l'ambiente animale e vegetale. Mentre il mondo va verso un'altra direzione, privilegiando il consumo di cibo vegetale, le politiche economiche di certi enti restano aggrappate alle loro posizioni granitiche". Cioè, traducendo in modo quanto più semplice: la Sardegna, almeno per quanto riguarda sagre e eventi simili, è ancorata a un passato che, seguendo il "vangelo animalista", è stato superato in tante altre parti del mondo. "Uno dei tanti studi sul futuro dell'alimentazione umana ci fa capire che la strada da prendere è un'altra", così la Re, "e mi auguro che la si prenda al più presto".

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