Cronaca

Piromani scatenati, in Sardegna 1877 incendi in sette mesi. Agricoltori in ginocchio

Nell'Isola divampati migliaia di roghi, record a luglio con una media di 22 focolai al giorno. L'sos dei proprietari del terreni: "Raccolti e provviste in fumo, la legge che vieta il pascolamento è da stracciare".



CAGLIARI - Ogni giorno i bilanci sono dei bollettini da guerra causati da mani maledette che stanno compromettendo il patrimonio naturale isolano. Ogni ettaro di macchia mediterranea, secondo il dossier presentato nei giorni scorsi dalla Coldiretti, è popolato in media da 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili, ma anche da una grande varietà di vegetali che a seguito degli incendi è andata persa. Nelle foreste andate a fuoco sono impedite per anni anche tutte le attività umane tradizionali del bosco, come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come la raccolta dei funghi che coinvolge decine di migliaia di appassionati.

Nell'Isola dal mese di gennaio a ieri sono divampati 1877 incendi. A luglio, complice il caldo, c'è stata un'esplosione con 492 incendi segnalati dalla protezione civile in 22 giorni, con una media di 22 roghi al giorno, contro la media dei quasi 8 nel primo semestre. Ieri si è toccato il record stagionale con 39 incendi.

"Non è questo il momento dei bilanci e delle polemiche", commenta il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, "ma quello dell'unità contro una delle piaghe più brutte e nefaste della Sardegna. Per i nostri agricoltori e allevatori sono dei momenti difficilissimi che si sommano alla già difficile annata, fatta di siccità e ribassi del prezzo, oltre che da ritardi ingiustificabili nei pagamenti dei premi comunitari. Troppi pesi per una categoria, che seppur orgogliosa e abituata obtorto collo alla sofferenza e a stringere la cinghia, si ritrova davanti ad una delle prove più dure che potrebbe essere deleteria per diverse aziende". Per Luca Saba, direttore Coldiretti Sardegna, "le aziende agricole stanno subendo danni incalcolabili", "in diverse si ritrovano senza pascolo, con il raccolto e le proviste andate in fumo, alcuni senza animali o comunque con parte di essi danneggiati dal fumo e senza recinzioni. In alcuni casi sono finiti all'ospedale gli stessi imprenditori perché intossicati. Oltre al danno invece, si prospetta pure la beffa della legge 353 del 2000, che prevede il divieto di pascolamento dei terreni bruciati per i 10 anni successivi al rogo. "In questo modo  si punisce a prescindere chi invece il territorio lo custodisce e lo tutela quotidianamente. Oltre al cambiamento di questa norma discriminatoria, bisogna lavorare per fare squadra e sistema ponendo le condizioni per contrastare, per esempio, l'allontanamento dalla campagna e soprattutto dai territori marginali, dove la chiusura di un ovile corrisponde all'abbandono totale di quella fetta di terra".

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