Cronaca

Terremoto, è un'ecatombe: 290 morti. Funerali di Stato, l'Italia in lacrime

Il sisma che ha colpito il Reatino assume i contorni di una strage. Giornata di lutto in tutto il Paese, ad Ascoli tristezza e poca speranza ricordando delle vittime. Presenti le più alte cariche politiche.



Ci sono 35 bare, una di fianco all'altra, e due che spiccano su tutte le altre: le piccole casse biancheche accolgono i feretri di giovani vite spezzate. Nella palestra comunale di Ascoli Piceno, dove a breve avranno luogo i funerali solenni per le vittime di Arquata del Tronto, oggi non c'è spazio per la speranza o la gioia di chi ce l'ha fatta a sfuggire alle furia del terremotoC'è solo la rabbia e la disperazione di chi in pochi minuti ha perso tutto, un figlio, un padre, una madre, un nonno, un compagno di vita. C'e spazio solo per le lacrime, i singhiozzi e il dolore dei familiari che sono raccolti per un ultimo saluto ai loro cari. Arrivati alla spicciolata, sorretti da amici e dai volontari che cercano in ogni modo di infondere coraggio.  

Le vittime sul versante marchigiano sono state 49: ieri la Protezione civile ha messo fine alla tragica conta dei morti, almeno qui, perché ad Amatrice e Accumoli si conta, si scava tra le macerie e si prega ancora. Delle 49 famiglie in lutto tra Arquata e Pescara del Tronto 13 hanno deciso di riservare ai loro cari funerali privati, niente rito solenne per un dolore urlato da giorni su giornali e televisioni. Nella palestra adiacente l'ospedale Mazzoni di Ascoli, la messa viene celebrata dal vescovo, monsignor Giovanni D'Ercole. Presenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi e i numeri uno di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. 

Questo è il saluto della comunità per le nostre vittime, a cui uniamo nel ricordo i fratelli di Accumoli a Amatrice perché siamo un'unica famiglia". Così il vescovo Giovanni D'Ercole, aprendo i funerali. "Cari amici, in questi giorni abbiamo sofferto, sperato e pianto insieme. Ora è arrivato il momento della speranza. Molti mi hanno detto 'che si fa ora?' Quante volte l'ho sentito dire. E' una domanda oggi senza risposta. La risposta forse è il silenzio, e la pace e per me la preghiera". "Il terremoto è come un aratro. Quando passa ferisce la terra, ma è anche uno strumento per una nuova rinascita. La fede, questa difficile fede, ci indica come riprendere il cammino: piedi per terra e sguardo rivolto al cielo", indica il Vescovo tra la commozione dei presenti.

Durante la toccante omelia, il vescovo di Ascoli Piceno legge una pagina di Don Camillo, il celebre personaggio di Giovannino Guareschi, e di quando l'"originale parroco deve affrontare il dramma dell'alluvione". Anche quei cittadini sono alle prese con le domande rivolte a Dio: perché? La risposta data da don Camillo e indicata dal vescovo: "stare insieme è la scialuppa di salvataggio nella tempesta".

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