Cronaca

Gli scarti alimentari? Si possono riciclare in nuovo cibo. Le UniversitÓ sarde in prima linea

Dai residui delle lavorazioni degli alimenti si possono ottenere risorse preziose per l'uomo e gli animali, fino al 70 per cento. Fondamentale l'aiuto del mondo della ricerca. I dati.



CAGLIARI - Le trasformazioni operate dall'industria alimentare producono più residui che alimenti: si calcola che gli scarti finiscano per rappresentare oltre il 70 per cento della materia prima che alimenta gli impianti, con conseguenti problemi e costi di smaltimento. Ma la novità emersa durante l'undicesimo Congresso nazionale di Chimica degli Alimenti, in programma nel capoluogo sardo, è che convertire gli scarti agroalimentari in prodotti chimici di base e in alimenti per l'uomo e per gli animali può essere da 3,5 a 7,5 volte più conveniente rispetto alla loro conversione in biocombustibili. Per questo è necessario mantenere ben salda la collaborazione tra le aziende e il mondo della ricerca, l'unica in grado di valorizzare integralmente le materie prime all'ingresso negli impianti, attraverso speciali sistemi integrati, vere e proprie bioraffinerie, secondo i ricercatori.

L'iniziativa è stata organizzata dal Gruppo Interdivisionale di Chimica degli Alimenti, dall'Università di Cagliari in collaborazione con l'Ateneo di Sassari, sotto l'egida della Società Chimica Italiana con il riconoscimento della Food Chemistry Division della EuCheMS. Per quattro giorni 150 ricercatori da tutta Italia si sono confrontati con gli esperti dell'Ateneo di Cagliari su qualità alimentare e salute umana. Qualità e sicurezza degli alimenti, novel foods e integratori alimentari sono stati i topics delle relazioni che hanno lasciato spazio alla discussione anche sulle nuove fonti sostenibili derivate da scarti e by-products: 53 comunicazioni e cento poster, previste borse di studio e premi per i giovani ricercatori più meritevoli.

"Il congresso ha permesso di confermare il ruolo fondamentale della Chimica degli alimenti in tutti gli stadi della filiera agroalimentare", spiega Alberto Angioni, docente dell'Università di Cagliari e presidente del Comitato organizzatore del Congresso, "nel controllo e nella valorizzazione dei prodotti". Particolare attenzione è riservata alle caratteristiche nutrizionali dell'olio extra vergine d'oliva e dei piccoli frutti, senza dimenticare il vino, il latte e i derivati, con particolare attenzione al pecorino romano D.o.p. privo di lattosio e galattosio. "I risultati riportati durante il convegno hanno evidenziato le caratteristiche peculiari degli alimenti tipici della dieta mediterranea e della cultura alimentare italiana", aggiunge Marco Arlorio, docente dell'Università del Piemonte Orientale e coordinatore del Gruppo italiano di Chimica degli alimenti, "nonché le qualità e i rischi correlati ai novel food e agli integratori alimentari".

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