Cronaca

Droga e armi nel carcere di Uta. Stroncati i "rifornimenti" dei familiari ai detenuti grazie ai cani poliziotto

Dall'hascisc nascosto anche nelle cinture a coltelli e altri arnesi proibiti, molti i casi di tentativi di rifornimento a chi sta dietro le sbarre. Provvidenziale l'intervento del reparto Cinofili.



CAGLIARI - Il riassunto finale degli ultimi 31 giorni nel carcere di Uta mostra più tentativi, compiuti dai parenti dei detenuti, di rifornirli di droga e armi. Nel mese di settembre, come nel resto dell’anno, il reparto Cinofili della polizia Penitenziaria di stanza a Nuoro Badu’e Carros è stato fondamentale nella lotta ai reati contro la droga all’interno delle carceri sarde. A Uta, gli addetti al servizio colloqui detenuti sono riusciti ad intercettare importanti dosi di stupefacenti. Su segnalazione del cane Jedro, esemplare di rottweiler, è stata fermata per presunto possesso di droga S.M., 28enne di Quartu Sant'Elena. Dai controlli sugli oggetti personali depositati in portineria sono saltate fuori dosi di hascisc e armi "bianche". La donna, con precedenti, è stata segnalata alle autorità giudiziaria.

E la droga viaggia anche nelle cuciture dei pantaloni e nelle cinture. Grazie al fiuto del cane Jedro, gli agenti hanno trovato, all'interno di un pacco diretto a un detenuto, 15 dosi di hscisc nascoste all'interno della cucitura di un paio di jeans. In un altro controllo, stesso luogo - cucitura dei pantaloni - e altre dieci dosi di hascisc. Lo scorso otto ottobre la polizia Penitenziaria, insieme ai colleghi della polizia di Stato, sono riusciti ad arrestare un cagliaritano di 75 anni, R.D. Ribattezzato "nonno pusher", l'uomo è stato incastrato anche grazie al fiuto dei cani antidroga. 

"Ottimo lavoro della polizia Penitenziaria, in particolar modo quello del reparto Cinofili sardo, impegnato a 360 gradi in tutti gli istituti penitenziari della Sardegna, e sono solo tre unità", afferma il segretario generale aggiunto regionale della Fns Cisl Sardegna, Giovanni Villa. "Da sottolineare anche l’ottimo lavoro che svolgono i colleghi dei colloqui, anche qui si potrebbe dire che il positivo risultato sia dovuto ad un loro precedente servizio, ma queste sono solo nostre supposizioni, così come tutti i colleghi che lavorano nel penitenziario di Uta. Ci piacerebbe capire perché i nostri cinofili vengono chiamati a collaborare con altre forze dell’ordine ma per le operazioni della polizia penitenziaria vengono lasciati fuori. Abbiamo un’eccellenza in Sardegna, una specializzazione del corpo chee deve essere sfruttata al massimo e non lasciata in un angolino nei momenti importanti".

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