Cronaca

L'antica Roma "riemerge" a Stintino. Un anonimo dona reperti preziosi al museo della Tonnara - LE FOTO

Gli scavi del porto del 1976 portano alla luce oggetti storici: vasi e anfore. Un benefattore li recapita nella struttura del paesino del Sassarese. "Restituiti ai cittadini reperti importanti".



STINTINO (SS) - Il nuovo museo della Tonnara di Stintino ha colpito il cuore. E non soltanto quello dei visitatori che, in tre mesi circa dalla sua apertura, sono stati 4500 ma anche di un anonimo cittadino che, nei giorni scorsi, ha fatto avere alla struttura di via Lepanto reperti storici di epoca romana e medievale di grande importanza per la storia del paese. La notizia di questa "donazione" è stata data da Maura Picciau della Soprintendenza archeologica, Belle arti e Paesaggio, in occasione della presentazione della sezione archeologica del Mut con reperti che il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo ha concesso al museo della Tonnara di Stintino.

Di notevole rilievo i reperti che, concessi dal Ministero, hanno arricchito il patrimonio del museo: un vaso askoide a forma di tonno, un pezzo raro, di cui esistono, in Sardegna, solo poche copie, proviene dallo scavo della necropoli di San Simplicio a Olbia. Tre anfore di terracotta e il fondo di anfora contente residui di salsa di pesce che provengono da l sito subacqueo di Cala Reale e che rappresentano pezzi straordinari perché appartengono ai pochi resti intatti della nave romana naufragata, in età tardo imperiale, nelle acque del Golfo dell'Asinara. Infine alcune vertebre di tonno che arrivano dalla Tonnara di Perdasdefogu, a Sorso, dove una mareggiata, negli anni Novanta, ha portato alla luce alcune strutture della tonnara attiva nel 1600 e un "cimitero di pesci", con un cospicuo numero di ossa di tonno. A spiegare il valore dei reperti concessi dal Ministero e che sono entrati a far parte della sezione archeologica del Mut sono intervenuti Marco Rendeli dell'Università di Sassari e Salvatore Rubino direttore scientifico del Mut. Quindi anche Daniela Rovina e Gabriella Gasperetti della Soprintendenza, Barbara Wilkens del dipartimento di Scienze della natura e del territorio dell'Università di Sassari e Alba Canu del Centro di restauro e conservazione dei Beni Culturali di Li Punti.

I pezzi sono stati fatti ritrovare all'esterno del museo nei giorni scorsi, accompagnati da una lettera anonima nella quale sarebbe spiegato il periodo del loro ritrovamento, il 1976. La data è emblematica perché riporta al periodo in cui il paese era interessato dai lavori di scavo del porto Mannu. E in quell'anno sono riemersi proprio i reperti riconsegnati al museo: un'ancora in piombo del periodo romano, alcuni resti di sculture, tanti pezzi di anfore con relativi tappi e ancora un pezzo, presumibilmente, di un sarcofago che porta in rilievo l'immagine di una Vittoria alata, quindi una coppetta di periodo medievale con inciso un simbolo cristologico. "Si tratta di una bella notizia", commenta la soprintendente Maura Picciau, "il museo ha colpito il cuore e ha suscitato il pentimento di un cittadino che ha riconsegnato questi reperti. Questo significa che il museo è già entrato nella vita di tutti". Per il sindaco, Antonio Diana, "questo gesto non può che farci piacere e siamo contenti che, forse anche per la presenza del nuovo museo, siano stati restituiti alla collettività reperti che hanno una notevole importanza storica per il nostro paese".

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