Cronaca

Mareggiata nel sud Sardegna, i balneari chiedono stato di calamità naturale

La federazione italiana balneari della Confesercenti chiede lo stato di calamità naturale per gli stabilimenti colpiti dalla mareggiata del 14 ottobre sulle spiagge del sud Sardegna.



CAGLIARI - "Una mareggiata senza precedenti. Le onde che hanno investito le coste da Teulada fino al Poetto fino a tutta la costa sud-est, hanno messo in ginocchio tanti operatori del settore balneare sardo". Fiba – Confesercenti chiede alla Regione lo stato di calamità naturale. 

"Chiediamo lo stato di calamità naturale, anche se per il nostro settore non è prevista alcuna tutela di questo tipo, purtroppo siamo stati vittime di un evento eccezionale di una portata imprevedibile per il mese di ottobre. Il nostro settore , che conta circa 600 aziende in tutto il demanio dell'Isola, non è destinatario di allerta meteo specifici ma ci si rifà agli avvisi di burrasca emessi dai siti web che forniscono informazioni meteo-marine dedicate prevalentemente ai naviganti, pertanto, se non esperti, è difficilissimo prevedere che impatto sulla costa possano avere vento e onde e in quale zona costiera potrà esserci maggior impatto – spiega Gianluigi Molinari, Coordinatore Regionale Fiba - I servizi Turistico-ricreativi sono disciplinati dalle ordinanze delle Capitanerie di Porto e della Regione. La stagione balneare di norma è dal primo maggio al 31 ottobre e sebbene l'obbligo di tenere aperte le strutture sia dal 15 giugno fino al 15 settembre, grazie al clima favorevole e alla numerosa presenza dei turisti nella bassa stagione sono diventati di stimolo per la categoria che ben volentieri garantisce i servizi essenziali nelle spiagge, mantenendo di conseguenza parte del personale addetto."

"Ci siamo messi in gioco cercando di riconquistare quei turisti che si sono allontanati a causa di mete più economiche e che stanno tornando grazie alla situazione instabile del Mediterraneo – aggiunge Molinari – abbiamo mostrato un senso di responsabilità importante sia nei confronti di chi arriva in Sardegna ad ottobre che non si deve sentire abbandonato fuori stagione, ma anche nei confronti dei nostri collaboratori ai quali quest'anno siamo riusciti a garantire 6 mesi di lavoro continuativi a gran parte di loro".

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