Cronaca

La Maddalena, il parco dei veleni. Volano gli stracci tra presidente e direttivo

Il numero uno dell'Ente, Giuseppe Bonanno, si autosospende ed accusa la maggioranza dei consiglieri: "Non fanno gli interessi dell'area". La replica al calor bianco di 4 membri: "Dieci anni di scarsa gestione".



LA MADDALENA (OT) - È tutt'altro che sereno il cielo sopra i 5100 ettari del parco nazionale de La Maddalena. Con nuvole che si addensano anche, soprattutto, ai piani alti. Ci sono accuse reciproche e sbattimenti ufficiali di porte, a pochi giorni di distanza dall'interrogazione urgente protocollata in Senato dal gruppo parlamentare del Pd, firmata anche da Silvio Lai. "I recentissimi articoli di stampa fanno emergere una situazione che merita di essere verificata e che, se confermata, assumerebbe i contorni di una vera e propria parentopoli, con evidenti connessioni con le Regioni di provenienza dei principali dirigenti. Occorre fare chiarezza", questo il sunto estremo della richiesta dei democrat a Roma.

Il presidente, Giuseppe Bonanno, si autosospende: "Con la morte del compianto Bruno Paliaga e le dimissioni di Claudio Margottini vengono meno due supporti tecnici di straordinaria importanza nel consiglio direttivo del parco nazionale. A oggi, perciò, si registra lo spostamento dell'asse a favore della parte che è pura espressione politica senza alcuna competenza scientifica. Ho manifestato al ministero e al presidente della Comunità del parco le perplessità relative alle difficoltà connesse alla gestione di un consiglio ridottosi quasi esclusivamente ai soli membri 'politici' con poca, o nessuna, esperienza amministrativa e ambientale o, come nel caso del consigliere Di Fraia, oggetto di contestazione di illecito ambientale per inosservanza delle norme di tutela del parco". Bonanno è netto: "Mi autosospendo per dare la possibilità, da una parte, agli Organi competenti di adoperarsi nel rimuovere lo squilibrio e l'imbarazzo costituito dall'attuale composizione del Consiglio e, dall'altra, nel supremo interesse dell'Ente, di dare l’ultima possibilità alla 'maggioranza' di poter dimostrare, nei fatti, il proprio contributo per il territorio. Questa ‘maggioranza’", attacca ancora, "per ora si è distinta solo per l’assunzione di atti contraddittori e per la metodica azione di bloccare molte delle attività più qualificanti assunte negli ultimi anni. È giunto il momento che questi consiglieri dimostrino di essere in grado di adottare gli atti indispensabili e indifferibili per l’ente, primi fra tutti il Piano per il parco".

La replica, a breve giro di posta, porta quattro firme: quelle di Mauro Bittu, Enzo Di Fraia, Luca Ronchi e Carlo Rotta. "In dieci anni Bonanno è riuscito a non approvare il Piano per il parco, che è stato ripescato solo nell’ultimo anno e dovrà essere approvato nelle prossime sedute, quelle a cui lui non parteciperà perché si è autosospeso. In questi dieci anni ha amministrato con scarsi risultati e con qualche ombra", scrivono i membri della 'maggioranza', "di cui la magistratura si è già occupata. In dieci anni ha sempre fatto in modo che il paese e i suoi rappresentanti stessero ben lontani dalle decisioni che lui, in solitaria, prendeva". E giù un'altra staffilata: "Siamo stati convocati per il 24 e il 25 ottobre. Bonanno, in un disperato tentativo di uscire dall’angolo in cui si è cacciato da solo, ha deciso di autosospendersi non si sa bene per quanto tempo, mantenendo però lo stipendio, e di sfidare il consiglio ad approvare atti che lui nel frattempo ha continuato a ritoccare da solo e senza coinvolgere nessuno. Atti della cui legittimità dovremmo comunque accertarci, prima di votarli". Una lotta con colpi incrociati, quella del parco de La Maddalena, che sembra destinata a proseguire a lungo.

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