Cronaca

Uta, tutti i problemi del nuovo carcere

"E' arrivato anche il secondo anno di vita per il carcere di Uta ma le problematiche strutturali permangono e anzi si sono acuite per una crescita esponenziale di detenuti, una drastica riduzione di agenti penitenziari e di educatori nonché l'assenza di un vice direttore. Fino a due settimane orsono inoltre mancava perfino il Cappellano e si attende la stesura del Regolamento d'Istituto, un documento fondamentale per le garanzie di tutti".



Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", ricordando che "gli edifici prefabbricati della Casa Circondariale, articolata in 15 sezioni, non garantiscono una completa impermeabilizzazione dall'acqua piovana. Il Padiglione destinato ai detenuti in regime di massima sicurezza (41bis) non solo non è stato completato ma addirittura le opere realizzate e l'infrastrutturazione tecnologica si stanno deteriorando irrimediabilmente, in attesa che il Ministero delle Infrastrutture indica un nuovo bando per concludere i lavori iniziati ormai 9 anni fa".

"Il tempo trascorre inesorabilmente ma ciò che si evidenzia dalla condizione dell'Istituto – sottolinea Caligaris – è il totale disinteresse da parte del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per rendere la struttura pienamente idonea alla sua funzione risocializzante. Sembra infatti evidente la volontà di utilizzare gli spazi solo per contenere i reclusi. Non a caso da alcune settimane è stata attivata una sezione di Alta Sicurezza dove attualmente sono collocati oltre una trentina di ristretti. Superata la capienza regolamentare - l'Istituto annovera 588 ristretti (21 donne; 90 in attesa di primo giudizio) per 567 posti - una buona parte delle celle ospitano ormai tre detenuti; in alcune sezioni è stato necessario inserire la quarta branda nonostante le stanze detentive siano state progettate per due persone private della libertà nell'ottica di occuparle solo la notte".

"In realtà l'apertura delle celle non coincide con attività lavorative per tutti. La maggior parte dei detenuti trascorre il tempo inattivo sulla branda o nelle salette di socialità. Il lavoro interno è poco qualificato e quello esterno purtroppo scarso, benché la presenza nell'area industriale potesse far presagire una moltiplicazione delle opportunità. A ciò si aggiunga la difficoltà di impiegare utilmente persone con differenti problematiche. Si riscontra infatti un'alta percentuale di tossicodipendenti (circa 40%), molti con doppia diagnosi. Le difficoltà di avviare un percorso realmente riabilitativo – aggiunge la Presidente di SDR – sono rese ancora più complesse dallo scarso numero di Educatori. Sono infatti rimasti soltanto in 7, compreso il Responsabile dell'Area, prevalentemente impegnati nella stesura di relazioni e attività burocratiche".

"Altro punto nevralgico è il numero insufficiente di Agenti della Polizia Penitenziaria. La Casa Circondariale di Cagliari è una struttura complessa, dispersiva, in cui operano 360 Agenti rispetto ai 420 previsti in organico. Una carenza che costringe i lavoratori a turni pesanti per un'attività – conclude Caligaris – che richiede doti umane e professionali di altissimo livello per gestire disperate solitudini, disagi familiari e sociali, tematiche sanitarie. Problematiche che peraltro avrebbero necessità di strutture alternative alla detenzione in carcere".

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