Cronaca

Il museo della laguna di Santa Gilla terra di nessuno. "Politica cieca, occasioni di lavoro perse"

I metri quadri nell'area marina di proprietà di 4 Comuni (Cagliari, Elmas, Assemini e Capoterra) abbandonati da anni. All'interno degrado e segno del passaggio di balordi. "Durante la gestione picchi annuali di 10mila visitatori".



CAGLIARI - Un bagno pubblico di una qualunque stazione dei treni, a confronto, è tenuto meglio. Il caseggiato del museo all'interno della laguna di Santa Gilla, abbandonato ormai da dieci anni, versa in condizioni pietose. Nessun controllo, nessun lucchetto, nessun allarme: e i vandali si fregano le mani. Le stanze - tutte - sono solo un lontano ricordo di quando, al loro interno, volontari e associazioni si davano da fare. Muoversi all'interno è semplicissimo e, tra cartelloni staccati dai muri, quintali di polvere e oggetti di poco valore gettati in terra senza troppi complimenti, lo scenario è quello di un totale abbandono.

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Fino alla prima metà degli anni Duemila, però, il museo - conosciuto dagli esperti ai lavori come ecomuseo - è stato uno splendore. Tra reperti recuperati dal mare - remi, reti e anfore - pannelli illustrativi e cartine storiche, chi voleva passare qualche ora tra cultura e gusto (vista l'intesa con i pescatori del consorzio ittico) sapeva che, immerso nella natura della costa occidentale del Golfo degli Angeli, c'era un neanche tanto piccolo eden. "La fondazione dell'ecomuseo risale al 1999, grazie alla sinergia con il consorzio ittico. Ci sono state feste della laguna, rievocazione con barche, giornate dove si potevano gustare i prodotti appena pescati, il primo convegno internazionale di pesca turismo nel Mediteranneo, e i visitatori sono stati anche diecimila all'anno, con molti stranieri, più di tutti gli altri musei di Cagliari", ricorda Roberto Copparoni. Politico di fede ambientalista, prima ancora presidente di Amici di Sardegna Onlus, è la memoria storia dello splendore e del declino del museo marino. "Avevamo anche manufatti che ricostruivano la storia di Santa Gilla, dal Neolitico ai giorni nostri. Il sito storico di Cuccuru Ibba, tra i più antichi abitati dall'uomo fin dalla Preistoria, è stato portato all'attenzione pubblica grazie al nostro impegno". Poi, all'improvviso, tutto finisce: "Tra il 2005 e il 2006 è arrivata la comunicazione della Regione, i locali andavano lasciati vuoti per lavori imminenti, che però non sono mai stati svolti. La struttura, abbandonata, ha avuto diverse visite dei ladri. Per fortuna, la soprintendenza aveva già messo al sicuro i reperti preziosi". 

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