Cronaca

Carceri sarde, situazione catastrofica: poche guardie, aggressioni e strutture decrepite. "Governo miope e disattento"

La polizia penitenziaria sbarca nella Capitale, manifestazione di protesta per chiedere contratti e condizioni migliori al Governo. "A rischio continuo la sicurezza degli agenti, la rieducazione dei detenuti Ŕ un miraggio".



CAGLIARI - Il sindacato della funzione pubblica della Cgil della polizia Penitenziaria della sarda vola fino a Roma, per una manifestazione di protesta insieme alla Uil, prevista per martedì 29 novembre prossimo. Obbiettivo: chiedere migliori contratti (l'ultimo rinnovo è datato 2009) e migliori condizioni di lavoro. Un atto di accusa in piena regola nei conronti del Governo e del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria nazionale. "I numeri nelle carceri della Sardegna sono catastrofici, basti pensare che in organico mancano oltre 600 agenti e sottuficiali. A peggiorare le condizioni lavoative contribuisce anche la fatiscenza di diverse strutture penitenzarie, che compromette l'adeguato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro e, non da ultimo, non consente una detenzione decente e dignitosa". Così la Fp Cgil della polizia Penitenziaria isolana, attraverso il suo coordinatore, Sandro Atzeni.

La lista delle difficoltà è lunga. "Caserme decrepite, turni di lavoro massacranti, mezzi di trasporto datati, aggressioni nei confronti degli agenti in costante aumento". Le note positive? Assenti. "Il progetto sulla vigilanza dinamicasi è concretizzato nella sola apertura delle celle, disattendendo completamente gli intenti iniziali. Il fine rieducativo del progetto è venuto meno e le condizioni lavorative sono ulteriormente peggiorate". 

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