Cronaca

In Sardegna Ŕ allarme Trichinella. Le avvertenze: "Evitate carne di animali allevati illegalmente"

Allerta massima dei servizi sanitari e veterinari della Regione Sardegna per i nuovi casi di Trichinella comparsi nelle campagne di Orgosolo con il ritrovamento del parassita in nove cinghiali abbattuti nella giornata di caccia del 27 novembre scorso.



Il tema è stato illustrato in una conferenza stampa questa mattina a Nuoro, nella sede dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna (IZS).

L'ultimo caso. Ai cinghiali, cacciati a Orgosolo in località "Olai", due settimane fa erano stati prelevati i campioni di diaframma, per essere analizzati, come previsto dalla normativa e come ribadito dalle prescrizioni sulla caccia al cinghiale istruite dall'Unità di Progetto (UdP) per l'eradicazione della Peste suina africana (Psa). Dopo i dovuti controlli e le verifiche effettuate dall'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, che su alcuni aspetti saranno ancora approfonditi, la Regione invita i cittadini a prestare la massima attenzione nel consumare le carni suine.

"In vista delle festività natalizie e delle tradizionali lavorazioni della carni per la produzione dei salumi, che tante famiglie fanno in casa, - ha spiegato Alberto Laddomada direttore generale dell'Izs– invitiamo tutti i sardi ad acquistare carni sicure e provenienti da allevamenti sottoposti a controllo sanitario. Raccomandiamo quindi ai consumatori di evitare l'acquisto di maiali allevati al pascolo brado illegale e senza alcun controllo sanitario. È necessario – ha aggiunto – prendere coscienza che si tratta di animali che potenzialmente potrebbero avere virus, parassiti o altri patogeni dannosi per la salute per l'uomo".

La Trichinellosi è presente in tutti i continenti, tranne che nell'Antartico. E' stata segnalata in più di 100 specie di mammiferi, 13 specie di uccelli, 3 di rettili e colpisce più di 2.500 persone ogni anno e può portare alla morte. "Si tratta di una larva infettante. Un piccolo verme parassita di circa 1mm di lunghezza che si può trovare nei muscoli dei maiali e di animali selvatici quali la volpe e il cinghiale. Gli animali infetti da Trichinella non mostrano alcun segno della malattia e quindi non possono essere distinti da quelli sani". Così Ennio Bandino responsabile del dipartimento Izs di Nuoro che ha aggiunto: "Per identificare i soggetti colpiti è necessario effettuare un esame di laboratorio. Il principale serbatoio è la volpe, ma anche altri carnivori come il lupo, la martora, la donnola e i gatti selvatici".

La trasmissione. Il parassita si localizza inizialmente a livello intestinale per dare poi origine a una nuova generazione di larve che migrano nei muscoli dove si incistano. "La trasmissione all'uomo – ha detto l'esperto Pietro Mesina – avviene esclusivamente per via alimentare con il consumo di carne cruda o poco cotta contenente la larva del parassita. Il periodo di incubazione è di circa 8-15 giorni, con variazioni da 5 a 45 giorni a seconda del numero dei parassiti ingeriti. La trasmissione può avvenire attraverso il consumo di carni suine (maiale e cinghiale) o equine".

I sintomi. "La sintomatologia classica – ha proseguito Mesina – è caratterizzata da diarrea (riscontrata in circa il 40% dei soggetti infettati), dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre".

La prevenzione. La carne va consumata ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti vengano inattivate o distrutte dal calore. È sufficiente 1 minuto a 65°C che raggiunga tutte le carni, fino all'osso. Il colore della carne deve virare dal rosa al bruno. La selvaggina e i maiali macellati a domicilio devono essere esaminati da un veterinario per determinare l'eventuale presenza delle larve del parassita. Se non è noto se la carne è stata sottoposta a esame Trichinoscopico, è bene congelarla per oltre un 1 mese a -20°C, controllati e reali attraverso l'utilizzo di sonde tarate non presenti nei classici frigoriferi domestici. Un congelamento prolungato e certo uccide infatti le larve. "Nel caso di allevamento di maiali – ha precisato la dirigente del Servizio sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell'assessorato della Sanità, Daniela Mulas – è necessario impedire che i suini mangino la carne cruda di altri animali, anche ratti, che potrebbero essere stati infettati. Infine, è molto importante ricordare che: salatura, essicamento, affumicamento e cottura al forno microonde della carne non assicurano l'uccisione del parassita".

Come evitare l'infezione. Il periodo invernale rappresenta il momento di maggior rischio di infezione per l'uomo, perché in questa stagione tradizionalmente si macella il maiale per preparare prosciutti, salsicce, guanciali, pancetta, coppe, etc. Questi prodotti fatti in casa rappresentano la principale sorgente di infezione perché non sottoposti a cottura ed è quindi assolutamente necessario che tutti gli animali macellati o cacciati siano sottoposti all'esame specifico per la ricerca della Trichinella, prima del loro consumo. 

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