Cronaca

Beffa-poste, consegne a giorni alterni. Dalla Regione fuoco bipartisan verso Roma

Riduzione del lavoro dei postini, lettere e pacchi garantiti solo 2 volte alla settimana. Il piano di privatizzazione di Poste Italiane fa infuriare il mondo politico sardo.



CAGLIARI - Consegne 2 o 3 volte alla settimana, non di più. I tagli di Poste Italiane - in odore di passare in mani private - portano i postini a dover diminuire i loro giorni di lavoro. In particolare, in diversi Comuni della Sardegna, la consegna della posta è garantita solo 2 volte alla settimana. Una decisione che fa infuriare, quanto a sinistra quanto a destra, il mondo politico regionale. Il mirino, ad alzo zero, viene puntato su Roma e su quel Governo centrale protagonista di quest'ulteriore taglio.

Eugenio Lai, vicepresidente del Consiglio regionale in quota Sel, è netto: "Ciò che sta accadendo negli ultimi anni in diverse aree della nostra Isola è dannoso e deleterio per la stessa sopravvivenza dei Comuni e mina alla radice tutte quelle azioni messe in atto per contrastare il progressivo fenomeno dello spopolamento. La politica di tagli portata avanti da Poste Italiane e dall’Inps, compromette decisamente servizi essenziali in territori già fortemente in crisi. È indispensabile che l’intero Consiglio regionale, la Giunta e i parlamentari sardi alzino la voce nei confronti del Governo nazionale per tutelare servizi fondamentali a cui non si può rinunciare, più in generale è da ripensare l’applicazione rigida del principio del pareggio di bilancio con la conseguente contrazione della spesa il tutto a discapito della vita reale di migliaia e migliaia di uomini e donne". L'ex numero uno della Regione, Ugo Cappellacci (Forza Italia) sprona chi oggi governa a prendere iniziative: "La giunta regionale raccolga l'allarme dell'ANCI e promuova un'azione decisa per evitare che ancora una volta ci siano comunità di serie A ed altre di B. L'idea di un servizio a giorni alterni è intollerabile – prosegue l'esponente azzurro- perché crea gravissime disparità tra territori e perché rischia di aprire la strada ad ulteriori riduzioni future. Si apra subito un confronto, con il massimo coinvolgimento degli enti locali, e si intraprenda ogni iniziativa necessaria per respingere una decisione anti-sociale, che rischia di isolare ancora di più molte comunità e che incide nel quotidiano delle famiglie, delle imprese e dei territori".

Ultimo aggiornamento: