Cronaca

Islamici detenuti, metà è in Sardegna. Ombra terrorismo, protesta dei sindacati: "Dalla politica solo promesse"

Nelle carceri dell'Isola centinaia di fondamentalisti religiosi stranieri, tra Islam e jihad. La rabbia dei sindacati di polizia. "Abbandonati, i politici intervengono sempre ma non risolvono mai nulla".



CAGLIARI - Arrivano da Paesi dove la religione islamica è l'unico "credo" possibile per evitare di passare guai. Sono centinaia i detenuti a rischio nei vari istituti penitenziari della Sardegna: la metà esatta di quanti sono incarcerati in tutta Italia. Da Bancali a Badu 'e Carros, si tratta di persone sulle quali proseguono le indagini per possibili affiliazioni alla cellula di Al Qaeda sgominata qualche mese fa in Gallura, oltre a tunisini inneggianti alla jihad. Sono tutti sorvegliatissimi - il regime carcerario è quello di massima sicurezza -.

Destra, centro e sinistra: sono numerosi gli esponenti politici intervenuti recentemente sul tema. Anna Maria Busia, consigliere regionale del Centro Democratico: "Da Roma serve sapere i numeri esatti, dobbiamo sapere quanti e dove sono, se sono in contatto con altri detenuti. La metà dei detenuti islamici di tutta Italia sono in Sardegna, sono cifre che creano allarme e che delineano una situazione molto grave e da non sottovalutare". Mauro Pili, deputato e leader sardo di Unidos, dopo una visita ispettiva nel carcere di Bancali: "Un braccio dedicato ai terroristi islamici, nel solo carcere sassarese quasi il cinquanta per cento dei detenuti più pericolosi islamici di quelli presenti in Italia. Una sezione di alta sicurezza decisa segretamente, nata per volere del ministro della Giustizia che ha scelto ancora una volta la Sardegna come cayenna di Stato".

LA RABBIA DEI SINDACATI - "2137 detenuti sorvegliati da circa 1100 poliziotti penitenziari. Un numero esiguo di poliziotti che deve anche garantire, non solo il servizio nelle sezioni detentive ma anche il servizio delle traduzioni, dei piantonamenti negli ospedali, del reparto cinofili, del reparto a cavallo, negli uffici anche ricoprendo compiti non istituzionali vista la forte carenza di personale amministrativo". Il segretario regionale aggiunto della Fns Cisl, Giovanni Villa, è una furia: "Invece di chiedere quanti sono, dove sono e con chi hanno contatti, che magari per loro è interessante, chiedano, i politici, assegnazione di mezzi e uomini per il corpo, chiedano un'adeguata formazione del personale su varie forme di terrorismo visto che fin che sono dentro le carceri non c'è da preoccuparsi considerata la professionalità della polizia penitenziaria. la pianta organica della polizia penitenziaria in sardegna prevede 1834 unità che con le sedi extramoenia dovrebbe completarsi arrivando a 1919, mentre oggi in servizio effettivo, cioè presenti negli istituti e nelle strutture dell'amministrazione penitenziaria siamo solo 1100. poi se vogliamo parlare di strumenti, mezzi e risorse finanziarie facciamolo pure ma in modo serio e non per far si che si appaia in qualche giornale. i politici sardi inizino un cammino indirizzato alla risoluzione di queste problematiche, insieme, senza pensare al proprio orticello. perché il governo e l’amministrazione penitenziaria lascia soli i direttori, i comandanti di reparto e le donne e gli uomini del corpo ad affrontare questa minaccia del radicalismo islamico. l'utenza presente nei penitenziari dell'isola non ci fa paura, ci fa più paura l'immobilismo di chi dovrebbe garantire ai cittadini la giusta serenità. la sicurezza non si baratta si garantisce".

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