Cronaca

La guerra alla Sardegna dell'animalista piemontese. "All'acquario di Cala Gonone i bambini imparano ad uccidere"

Ennesimo affondo di Paola Re, nota negli ambienti di qualche associazione italiana che tutela il mondo animale. "Un biglietto da pagare per entrare in una prigione. Insegnare alle scolaresche a uccidere è diseducativo".



CAGLIARI - Qualche giorno di ritardo rispetto al calendario, ma sotto l'albero di Natale trova spazio anche l'ennesima lettera - con toni tutt'altro che pacati - di Paola Re. Il nome non è sconosciuto a chi sceglie di fare della protezione di tutti gli animali non dotati di parola una ragione di vita: le sue missive e le sue petizioni riescono a girare per tutta l'Italia. E, un'altra volta ancora - dopo gli agnelli della sagra di Bidonì, le lumache di Ottana e i tonni di Carloforte - l'Isola finisce sotto l'occhio, indubbiamente parziale, della Re. E c'è il "bis di pesce". Meglio, dei pesci, quelli che sguazzano nell'acquario di Cala Gonone. Con l'acqua che si solidifica fino a formare delle robuste sbarre, seguendo il pensiero dell'animalista originaria di Tortona, nel cuore del Piemonte.

"Nel sito web dell'acquario si legge una proposta didattica che ha un occhio di riguardo per 'l'importanza della sostenibilità della pesca e i principali metodi di pesca. Il consumo responsabile e consapevole delle risorse ittiche'. L'inganno che viene creato puntualmente su allevamento, caccia, pesca sostenibili è un'offesa verso gli animali sacrificati in nome del nostro piacere di mangiarli. Ogni morte è insostenibile a insegnare alle scolaresche a uccidere è profondamente diseducativo". Primo dardo velenoso lanciato dalla Re. Ma ce ne sono altri. Già, perchè, se "in ogni parte del mondo si fanno sentire le proteste per acquari e delfinari, autentiche scatole d'acqua, prigioni per alcune disgraziate specie marine private ingiustamente della libertà", la Sardegna sembra contenere dei lager per i principali abitanti marini. Ma, soprattutto, le nuove generazioni, spinte verso il consumo di pesce, subirebbero qualcosa di simile a un lavaggio del cervello. Sempre seguendo la logica di Paola Re, beninteso.

"Lo scopo protezionistico e didattico dell'acquario è mistificatorio. Una specie animale deve essere protetta nel suo habitat: ridurla in schiavitù considerando questo il solo modo per proteggerla è frutto di un pensiero antropocentrico. Riguardo la didattica, come si può pretendere di mostrare le peculiarità di una specie animale se la si esamina prigioniera? Un animale acquatico, libero di muoversi a piacimento, ha comportamenti diversi se lo si tiene racchiuso in spazi angusti e facendo così, non lo si conoscerà mai davvero a fondo. Gli acquari", prosegue imperterrita la Re, "sono una grande speculazione sulla pelle degli animali e sarebbe bene che ci si adoperasse per una maggiore cura dei mari, del loro inquinamento, della loro pesca crudele e scriteriata: una vera guerra quotidiana e un insulto all'ecologia del pianeta".

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