Cronaca

Qualità dell'aria, Sardegna isola felice. Ma ci sono zone a rischio

Qualità dell'aria, Sardegna isola felice con alcune eccezioni. L'assessorato regionale dell'Ambiente ha approvato il nuovo "piano per la qualità dell'aria". Cagliari, Sarroch, Assemini e Portoscuso aree a rischio per le polveri sottili.



CAGLIARI - La Sardegna ha un nuovo e aggiornato "Piano per la qualità dell'aria e dell'ambiente" approvato dalla Giunta regionale- Si tratta di un aggiornamento rispetto all'ultimo piano redatto nel 2005. 

"La situazione della qualità dell'aria in Sardegna è positiva - spiega l'assessora Spano - e i monitoraggi lo confermano. Questo non significa che non dobbiamo fare ancora meglio, anche alla luce dei nuovi obiettivi di efficienza energetica e Green economy e a seguito del mutato quadro normativo. Il decreto legislativo in materia, del 2010, prevede che si individuino le misure che intervengono sulle principali sorgenti di emissione e che vengano ridotti i livelli degli inquinanti, così da perseguire il raggiungimento degli standard legislativi e preservare la migliore qualità dell'aria compatibile con lo sviluppo sostenibile".

La Regione valuta annualmente la qualità dell'aria nell'ambiente, utilizzando la rete regionale di monitoraggio e riscontrare eventuali situazioni di superamento dei valori limite di legge. La normativa vigente prevede che, nel caso in cui nelle zone o agglomerati si verifichino una o più situazioni di superamento dei valori limite o dei valori obiettivo, la Regione adotti un piano che preveda delle misure volte alla riduzione delle emissioni delle principali fonti di inquinamento così da rientrare nei valori.

I dati più recenti registrati dalla rete regionale di monitoraggio, elaborati e pubblicati nella relazione annuale di qualità dell'aria (anno 2015) confermano la necessità di attenzione su alcuni parametri, in particolare in alcune zone e agglomerati.

In relazione al PM10 (polveri sottili):

  • Agglomerato di Cagliari, seppure in assenza di violazione del numero di superamenti massimi consentiti;
  • area di Assemini, legati alle emissioni industriali e al riscaldamento domestico;
  • area di Portoscuso.
  • area urbana di San Gavino Monreale, nella zona rurale, a causa delle concomitanti emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici associate a fenomeni meteo climatici caratteristici del periodo che ne aggravano l'effetto. 

Per quanto attiene al parametro ozono necessità di attenzione richiede:

  •  l''area urbana di Sassari, con il superamento del valore obiettivo;
  • Sarroch
  • l'area centro settentrionale della zona rurale (Ottana e la stazione di Seulo).

Gli elementi inquinanti rilevati con la rete regionale di monitoraggio sono il benzene (B), il monossido di carbonio (CO), il biossido di azoto (NO2), il biossido di zolfo (SO2), il materiale particolato con diametro inferiore a 10 μm e 2,5 μm (PM10 e PM2,5), l'ozono (O3), l'arsenico (As), il cadmio (Cd), il nichel (Ni), il benzo(a)pirene (indicato per semplicità come BaP) e il piombo (Pb).

I risultati delle analisi mostrano che nell'agglomerato di Cagliari un contributo significativo ai livelli emissivi è dato dal riscaldamento domestico: infatti caminetti, stufe tradizionali e piccole caldaie sono le principali responsabili delle emissioni di particolato Pm10 (complessivamente il 56 %), Pm2,5 (64%) e benzoapirene (83%). Il particolato atmosferico proviene, anche se in misura minore, dall'attività portuale, dalla produzione di laterizi e calcestruzzo e da attività estrattive.


Per quanto attiene al particolato atmosferico su tutto il territorio regionale si conferma che il maggior contributo è legato alle emissioni dei caminetti e stufe tradizionali, agli incendi provocati dall'uomo e, a seguire, dalle attività produttive energetiche ed industriali.

Per quanto riguarda gli ossidi di azoto l'analisi effettuata su tutto il territorio regionale mostra che le maggiori criticità, che si registrano nell'agglomerato di Cagliari e nella zona industriale, sono da attribuire al contributo emissivo dell'attività portuale, del trasporto su strade extraurbane ed urbane, delle attività industriali e delle Centrali termoelettriche.

Infine, per quanto attiene al parametro ozono, le sorgenti che maggiormente contribuiscono ad aumentarne i livelli sono rappresentate da composti organici volatili non metanici, la cui principale sorgente è rappresentata dalla vegetazione, oltre che dalle attività antropiche e dalle industrie. Pertanto se si escludono alcuni impianti industriali, si osserva che le sorgenti sono uniformemente distribuite su tutto il territorio regionale.

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