Cronaca

Guerra del formaggio, arriva il cacio romano. L'accusa: "Colpo letale all'economia sarda"

Arriva dai banchi di Montecitorio il caso della richiesta di registrazione di un nuovo marchio. A rischio la denominazione protetta "a un prodotto realizzato al 95 per cento in Sardegna. Favore alle lobby nazionali".



Il caso della richiesta della registrazione del marchio "cacio romano" arriva fin sui banchi di Montecitorio, ed emerge all'interno di una più ampia discussione legata alla crisi che attanaglia il comparto agropastorale della Sardegna. “Un vero e proprio agguato al pecorino romano. Un maldestro tentativo di scippare la denominazione protetta al pecorino prodotto per il 95 per cento in Sardegna a favore di lobby romane direttamente collegate al ministro e al suo entourage. Un’operazione che immetterebbe sul mercato un prodotto con lo stesso nome del pecorino in contrasto con tutte le norme vigenti nazionali ed europee. Il ministero dell’agricoltura, con il grave silenzio delle istituzioni sarde,  si appresta, infatti, al riconoscimento del nome 'cacio romano', come denominazione di origine protetta del nome". A dirlo è Mauro Pili, parlamentare e leader sardo di Unidos.

Per Pili "si tratta di una vera e propria aggressione, confermata dal fatto che il ministro ha scaricato sul ministero dello Sviluppo economico la responsabilità sulla registrazione del brevetto e del marchio individuale. Se il ministro Martina avesse svolto la sua funzione di tutore, prevista dalle norme, avrebbe prima impugnato la registrazione illegittima del marchio individuale al ministero dello sviluppo economico, avvenuta senza il previsto parere del ministero dell’agricoltura, e poi avrebbe rigettato senza se e senza ma la richiesta di registrazione della stessa dop del cacio romano. Occorre reagire senza perdere altro tempo per contrastare lobby e connivenze che rischiano di schiacciare il comparto produttivo più importante della Sardegna".

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