Cronaca

Colpo in gioielleria a Sassari. Banda nel sacco dopo 2 anni, "tradita" da un finto incidente - IL VIDEO

La rapina a luglio 2015 in un negozio di preziosi in via Turritana. I malviventi rintracciati dopo lunghe indagini: scattano le manette ai polsi di tre uomini. Fondamentale l'analisi di alcune tracce di sangue.



SASSARI - Al termine di un’elaborata attività investigativa, il personale della squadra mobile del capoluogo turritano è riuscito a idenfitifare gli autori della rapina commessa nell’estate 2015 in una gioielleria in via Turritana. Nei giorni scorsi, infatti, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai responsabili, un 40enne, un 34enne ed un 48enne.

I FATTI - Il trenta luglio 2015, due malviventi, a bordo di una moto e col volto coperto, dopo aver lasciato il mezzo ad un complice hanno fatto irruzione nella bottega orafa. Uno dei due ha tirato fuori una pistola, minacciando le due titolari e riuscendo a riempire una sacca di oggetti preziosi. Approfittando di un momento di distrazione del rapinatore, una delle titolari gli è saltata addosso, ingaggiando una colluttazione e riuscendo a fargli cadere di mano la pistola. Il "palo", avendo notato il trambusto, si è messo a suonare il clacson, incitando il complice a fuggire. Il caos ha però attirato l’attenzione di un vicino di casa che, intuendo l’accaduto, senza esitazione, è intervenuto e con uno spintore ha fatto cadere il motociclista che, nonostante la caduta violenta al suolo, è riuscito a fuggire a piedi.

Il primo rapinatore, uscito dalla gioielleria, è stato affrontato dal cittadino coraggioso, riuscendo a scappare solo dopo aver ricevuto delle botte. Da questo scenario sono partiti gli investigatori per individuare gli autori, grazie anche alla preziosa testimonianza di un ciclista che aveva seguito i criminali nella loro fuga, fino all’abitazione in cui si erano rifugiati. Il padrone di casa non è stato mai interrogato, semplicemente perchè è morto dopo poche settimane. Sulla scena del crimine, invece, durante il sopralluogo, sono state repertate tracce di sangue e impronte digitali presenti sul motociclo abbandonato dai fuggitivi, reperti che da analisi successive, sono risultati riconducibili al 40enne. Che ha ammesso le sue responsabilità. Il 48enne, invece, è stato acciuffato grazie a una bugia detta a proposito di un incidente stradale, mai avvenuto, e per il quale aveva cercato di ottenere un risarcimento.

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