Cronaca

Fine vita, non solo dj Fabo. Dall'Italia molte richieste per eutanasia in Svizzera

Il caso di Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico, riaccende i fari su una vicenda che spacca l'opinione pubblica. I dati dell'associazione Exit Italia: "Novanta italiani al mese chiedono informazioni sul suicidio assistito".



Sono "90 al mese i cittadini italiani che chiamano l'associazione Exit Italia per chiedere di avere informazioni su come ottenere il suicidio assistito in Svizzera. E mi è capitato anche di ricevere due richieste per pazienti minorenni, da parte di genitori disperati. Naturalmente, per loro non abbiamo potuto fare nulla". Così spiega all'Adnkronos Salute Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, Associazione italiana per il diritto a una morte dignitosa, 38mila  soci e 20 anni di attività quest'anno. Il tema del suicidio assistito è tornato al centro dell'attenzione pubblica con la vicenda di Dj Fabo, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale, che ha deciso di andare in Svizzera per poter accedere all'eutanasia.

"Ricordo benissimo - racconta Coveri - i casi dei due bambini con cui abbiamo avuto a che fare negli anni passati: il primo era un bimbo affetto da spina bifida, il secondo da leucemia. Per quanto riguarda gli adulti, il numero di coloro che chiedono il nostro aiuto è in aumento e si tratta nel 20-30 per cento dei casi di malati psichici: situazioni che nemmeno la Svizzera riesce ad affrontare bene, perché è davvero difficile capire malattie di questo tipo. Lo stesso problema si presenta per i minori, per i quali la 'dolce morte' non è consentita oltre confine: la prerogativa del suicidio assistito è che il paziente sia in grado di intendere e di volere, e di decidere per se stesso; e quando è di fronte al medico, quest'ultimo è tenuto a provare alcune volte a farlo desistere. Con il minore non si può procedere in questo modo. Solo Belgio e Olanda hanno approvato questa possibilità, prevedendo la figura del fiduciario (in questo caso i genitori)".

Exit Italia ha una succursale in Canton Ticino, a pochi chilometri da Milano, aperta da marzo scorso e lì "già 35 italiani fino a oggi" hanno ottenuto la 'dolce morte'. Un numero che aumenterà "a giudicare dalla crescita vertiginosa delle chiamate che riceviamo - evidenzia Coveri - per cui è davvero urgente una legge anche in Italia, un Paese che obbliga ancora oggi a morire in esilio. Noi siamo comunque favorevoli all'eutanasia anche per pazienti con Alzheimer, Parkinson, e anche per i minori: non vedo perché debbano continuare a soffrire o andare incontro a un'eutanasia clandestina".

ADNKRONOS

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