Cronaca

Tragedia Moby Prince, 26 anni di misteri e lacrime. A Cagliari piazza intitolata alle vittime

Il Comune decide di ricordare per sempre le 140 vittime del rogo scoppiato a bordo del traghetto al largo del porto di Livorno. L'area scelta è quella della fontana della piazza Darsena.



CAGLIARI - Il capoluogo sardo ha la sua piazza dedicata alle "vittime del Moby Prince". Si chiama proprio così l'area scelta dalla Giunta guidata dal sindaco Massimo Zedda, che mette nero su bianco la decisione di dedicare dei metri quadri cittadini alle centoquaranta vittime del rogo scoppiato il 10 aprile 1991 - ventisei anni fa - al largo del porto di Livorno. Il nome esatto è "Pratza - piazza delle vittime del Moby Prince" e sarà ricavata in una parte dell'attuale piazza Darsena precisamente dove c'è una fontana.

LA VICENDA - La storia di morte del Moby Prince inizia il 10 aprile del 1991, quando il traghetto delle compagnia Navarma, poco dopo l’uscita dal porto di Livorno alle ore 22:25, sperona la petroliera Agip Abruzzo, da cui scaturisce un incendio che interessa entrambe le imbarcazioni. Mentre i soccorsi si dirigono verso la petroliera, della quale vengono salvati tutti i membri dell’equipaggio, nessuno si accorge del Moby Prince e, anche quando il traghetto viene rintracciato, dopo oltre un’ora dalla collisione, nessuno cerca di soccorrere i possibili superstiti. A parte il mozzo Alessio Bertrand, tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio del Moby Prince muoiono in attesa di essere salvati.

Due inchieste, due successivi processi, una nuova inchiesta bis aperta nel 2006 non hanno ancora chiarito cosa realmente è successo. La presenza di nebbia comparsa improvvisamente, la velocità del traghetto e la distrazione del comando del Moby Prince sono state considerate le cause alla base di un banale incidente. Poi, la propagazione repentina delle fiamme, con la morte di tutti nel giro di pochi minuti, massimo 30, avrebbe reso inutili eventuali soccorsi. Questa è la ricostruzione ufficiale, una verità di comodo; ma dopo anni di omissioni, manomissioni e depistaggi, il lavoro dei periti dei familiari delle vittime ha iniziato ad aprire uno spiraglio di luce nelle fumaggini processuali, evidenziando che quella notte non c’era la nebbia e che le 140 persone a bordo del Moby Prince hanno trovato la morte dopo ore di agonia. Qualcosa sta cambiando, in questi ultimi due anni, grazie ad una maggiore attenzione dei media e al lavoro di divulgazione e sensibilizzazione che i familiari delle vittime stanno portando avanti.

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