Cronaca

Tragedia Moby Prince, 26 anni di misteri e punti irrisolti. L'unica certezza: 140 morti

Tra le vittime anche 26 sardi. Il 10 aprile 1991 il traghetto, in viaggio verso Olbia, va a fuoco dopo lo scontro con una petroliera nella rada del porto di Livorno. Ancora tanti, dopo oltre mezzo secolo, i punti oscuri.



CAGLIARI - Ventisei anni dal disastro del Moby Prince: 140 vite spezzate nel rogo al largo delle acque della Toscana, nell'area antistante il porto di Livorno. Il traghetto, destinazione Olbia, si scontra con una petroliera Agip Abruzzo. Nel conseguente incendio muoiono, arsi vivi, quasi tutti i passeggeri. Tra loro, anche ventisei sardi. Da poco, da parte del Comune di Cagliari - anche per cercare di tenere bene accesi i fari sulla vicenda - l'inaugurazione di una piazza dedicata alle vittime. Ma, oltre mezzo secolo dopo, manca ancora una versione ufficiale dei fatti. E, soprattutto, riuscire a definire i nomi di chi, in una delle peggiori tragedie del mare, ha una qualche responsabilità.


Luchino Chessa, presidente dell' "Associazione 10 Aprile", affida al suo profilo Facebook il ringraziamento alla commissione parlamentare. "Il lavoro portato avanti in un anno comincia a dare i suoi frutti. La commissione sta facendo un lavoro molto complesso per provare a recuperare dagli atti giudiziari elementi aggiuntivi, anche ascoltando testimoni fino ad ora mai presi in considerazione. Ci sono evidenze che alcuni pezzi che costituiscono la verità non fanno parte del puzzle costruito nelle aule giudiziarie e ci sono tanti aspetti nella ricostruzione processuali che non convincono i senatori che con fermezza respingono l’idea di un errore umano dell’equipaggio del Moby Prince". 

LA VICENDA - La storia di morte del Moby Prince inizia il 10 aprile del 1991, quando il traghetto delle compagnia Navarma, poco dopo l’uscita dal porto di Livorno alle 22:25, sperona la petroliera Agip Abruzzo, da cui scaturisce un incendio che interessa entrambe le imbarcazioni. Mentre i soccorsi si dirigono verso la petroliera, della quale vengono salvati tutti i membri dell’equipaggio, nessuno si accorge del Moby Prince e, anche quando il traghetto viene rintracciato, dopo oltre un’ora dalla collisione, nessuno cerca di soccorrere i possibili superstiti. A parte il mozzo Alessio Bertrand, tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio del Moby Prince muoiono in attesa di essere salvati.

Due inchieste, due successivi processi, una nuova inchiesta bis aperta nel 2006: tutte azioni che non portano, ancora, chiarezza sull'accaduto. La presenza di nebbia comparsa improvvisamente, la velocità del traghetto e la distrazione del comando del Moby Prince sono considerate le cause alla base di un banale incidente. Poi, la propagazione repentina delle fiamme, con la morte di tutti nel giro di pochi minuti, massimo 30, che rende inutili eventuali soccorsi. Questa è la ricostruzione ufficiale, ma più passa il tempo più appare come una verità di comodo. Dopo anni di omissioni, manomissioni e depistaggi, il lavoro dei periti dei familiari delle vittime inizia ad aprire uno spiraglio di luce nei "fumi" processuali, evidenziando l'assenza di nebbia nell'area interessata dalla tragedia, e che le 140 persone a bordo del Moby Prince muoiono dopo ore di agonia. Qualcosa sta cambiando. Dal 2015, soprattutto grazie ad una maggiore attenzione dei media e al lavoro di divulgazione e sensibilizzazione, che i familiari delle vittime stanno portando avanti.

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