Cronaca

"Economia e salute, ri-legalizziamo la marijuana anche da noi". Il viaggio negli Usa di un filmmaker sardo

Un documentario riapre il dibattito sulla legalizzazione della marijuana in Italia. Il filmmaker sardo Francesco Bussalai: “Ottant’anni di proibizionismo negli Usa hanno negato la verità sulla pianta più utile del mondo”. Il farmacologo Gessa: “Sì alla legalizzazione ma l’uso medico è una cosa seria”. Il 19 maggio la proiezione al Senato.



CAGLIARI - Un road movie girato tra Oregon, California e Colorado alla ricerca della verità sulla pianta più chiacchierata del mondo. E’ quello che ha fatto il filmmaker ed economista nuorese Francesco Bussalai tra ottobre del 2015 e agosto 2016 in quegli stati degli Usa in cui è stato legalizzato sia l’uso medico che l’uso ricreativo della cannabis. Cosa ha scoperto? “Su questa pianta manca soprattutto la verità, esiste sulla terra da 38 milioni di anni, è usata da 5mila anni ma negli ultimi 80 anni è stata proibita. Ora invece noi dobbiamo parlarne, durante il mio viaggio mi sono accorto che è la cosa più grossa che c’è in giro adesso negli Usa oggi, il settore economico che sta crescendo di più, in termini di crescita di occupazione e in termini di business”. Così Bussalai ieri alla prima proiezione del documentario al teatro Massimo di Cagliari.

Il film. 'Re:legalized', questo il titolo, mette insieme una serie di documenti e intercettazioni fanno luce sugli effetti, soprattutto sociali, che il proibizionismo della cannabis ha prodotto negli Stati Uniti: ad esempio su 7 milioni di persone oggi in prigione, oltre 3 milioni lo sono per reati legati alla marijuana. Ma svelano anche la lotta senza quartiere che il presidente Nixon a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘ 70 fece contro il consumo della cannabis nonostante un organismo, la commissione Shafer, da lui appositamente nominato avesse espresso un parere contrario alla criminalizzazione: “L'uso sperimentale o saltuario di questa droga determina rischi minimi per la salute pubblica”.

Ma negli anni a venire la legalizzazione iniziò a prendere piede in diversi stati, come l’Oregon. Da qui oggi arriva la testimonianza di Tanesha Smelser che ha deciso di curare l’epilessia del figlio con un olio estratto dalle foglie della cannabis sostituendolo a farmaci che gli provocavano pesanti effetti collaterali: “Dopo la prima dose di cannabis mio figlio non ha avuto convulsioni per 26 settimane”. O come Chamelle MacKenzie che dopo un trauma cerebrale coltiva la sua marijuana medica. Oggi gestisce un dispensario e fornisce gratuitamente gli estratti di cannabis a circa 60 ragazzi affetti da epilessia, autismo, tumore, morbo di crohn. Sorgono così associazioni di coltivatori di cannabis per gli usi terapeutici ma anche dispensari autorizzati alla vendita. “Come vedete dove è stata legalizzata non ci sono zombie in giro per le strade. La regolamentazione è il vero problema. L’uso medico va ovviamente controllato” afferma Bussalai.

E in Italia? “Il dibattito - spiega - è bloccato da cinquant’anni ma l’uso medico della pianta è già legale. Esistono in commercio farmaci come il Sativex, puro estratto di cannabis, usato nel trattamento della sclerosi multipla. Una scatola costa 655 euro, 8000 all’anno per ogni paziente. La Sardegna con i suoi 6000 malati di sclerosi multipla paga da sola le spese della Sanità. Una normativa che consenta di garantire ai pazienti l’estratto di una pianta che richiede le stesse cure del basilico significherebbe un risparmio enorme per il Servizio Sanitario Regionale e la possibilità di creare un settore economico e occupazionale green, come racconta il modello americano”.

L’esperto. Un tema di strettissima attualità insomma quello della legalizzazione ma anche delicato  perché si intrecciano interessi economici, già stimati anche per la Sardegna, e ragioni scientifiche soprattutto quando si parla di medicina. A sottolinearle ieri è stato il farmacologo cagliaritano, di recente medaglia d'oro al merito della sanità pubblica, Gianluigi Gessa: “L’uso medico è una cosa seria, significa dare a malati speranze che oggi non sono ancora certezze. Sì, la canapa produce effetti come antivomito, antidolore in specifiche patologie ma non è possibile che venga proposta da chiunque. L'uso medico va studiato e proposto secondo un metodo scientifico. Facciamo attenzione anche quando si parla dei farmaci, non vorrei che venissero demonizzati come i vaccini". [Prosegue dopo la foto]

Sugli aspetti economici: “Io sono per la legalizzazione non per la marijuana libera così com’è ora. Ci vogliono regole che producano benefici maggiori rispetto ai costi sociali. Nel corso degli anni si sono dette tantissime sciocchezze, ci sono tante leggende non vere sulla marijuana, ad esempio non c'è una correlazione diretta tra chi fuma marijuana e chi fa uso di droghe pesanti. A me preoccupa - ha detto infine sull’ingresso delle grandi società americane del tabacco nel mercato - che la legalizzazione significhi Marlboro”.

Nell'occhiello della foto in alto Francesco Bussalai, in basso Gianluigi Gessa

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