Cronaca

Gli animalisti della Lav contro il Girotonno: "Carloforte non ha bisogno del sangue dei tonni per attirare turismo"

Gli animalisti della Lav di Cagliari condannano la mattanza in occasione del Girotonno di Carloforte, in programma dal 22 al 25 giugno. "Il tonno rosso č una specie in pericolo di estinzione. Anche i pesci sono esseri senzienti che provano dolore e sofferenza, Carloforte non ha bisogno di coprirsi del sangue dei tonni per attirare turismo".



CARLOFORTE - Animalisti contro nel primo giorno del Girotonno, tradizionale festa dell'isola di Carloforte. A far gridare allo scandalo è la mattanza, tecnica di pesca tradizionale che viene ripetuta in occasione del Girotonno. "Il tonno nel mediterraneo viene pescato maggiormente attraverso le 'tonnare volanti' ed i 'palamiti' - scrive in un comunicato la Lav di Cagliari - la pesca tramite tonnara fissa e la tradizionale mattanza è però ancora presente. La manifestazione del Girotonno che si tiene a Carloforte in corrispondenza della mattanza celebra una tradizione cruenta in crisi, a vantaggio di logiche di sfruttamento industriale del mare, facendone un’attrazione turistica. Un macabro rituale la cui celebrazione nel contesto di una festa lo rende ancor più grottesco, paradossale e fuori luogo: si tratta infatti di un rito brutale di sopraffazione, violenza, sofferenza e morte".

Al fine di sensibilizzare i cittadini su questo tema giovedì 22 dalle 19 i volontari della Lav allestiranno un gazebo informativo nell’area pedonale del Corso Vittorio Emanuele, con proiezione filmati sulla mattanza in Virtual Reality e offriranno assaggi di Mareveg (alternativa vegetale al tonno). "Ben vengano turismo e momenti  di festa - affermano -, occorre però una presa di coscienza e un salto in avanti verso una consapevolezza che vada oltre lo sfruttamento degli animali e dell’ambiente. La scelta di un’alimentazione vegana è una risposta eticamente consapevole, salutisticamente coerente ed ecologicamente sempre più indispensabile".

La manifestazione del Girotonno che si tiene a Carloforte in corrispondenza della mattanza celebra una tradizione cruenta in crisi, a vantaggio di logiche di sfruttamento industriale del mare, facendone un’attrazione turistica. Un macabro rituale la cui celebrazione nel contesto di una festa lo rende ancor più grottesco, paradossale e fuori luogo: si tratta infatti di un rito brutale di sopraffazione, violenza, sofferenza e morte.

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