Cronaca

Carceri, in Sardegna è boom di stranieri

In aumento in Sardegna il numero di detenuti stranieri. Nel carcere di Bancali sfiorano il 33%, a Isili superano il 40% e a Uta sono a circa il 18%. Mamone resta al top con 80,47% seguito da is Arenas-arbus (78%).



"E' in progressiva crescita il numero dei detenuti stranieri nelle carceri della Sardegna. Sono passati da 623 nel mese di maggio a 652 (su 2.236 ristretti) al 30 giugno. Rappresentano il 29,1% delle persone private della libertà, con una punta massima dell'80,47% nella Casa di Reclusione all'aperto di Mamone-Lodè". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", esaminando i dati del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria che fotografano la realtà detentiva al 30 giugno.

"Dalla rielaborazione dei dati forniti dal Ministero si evince – sottolinea – una consistente presenza di stranieri, decisamente superiore alla media nazionale del 34%, a Is Arenas/Arbus 78% (99 stranieri su 126) e a Isili 40,9% (34 stranieri su 83 ristretti). Di particolare rilievo però si presenta la realtà detentiva sassarese. Nella Casa Circondariale di Sassari-Bancali gli stranieri sono 152 (32,9%), un numero molto importante perché le presenze dei detenuti eccedono il limite regolamentare (sono 462 per 454 posti letto), vi sono 90 reclusi in regime di massima sicurezza (41bis) e 18 donne. Insomma una realtà molto complessa".

"La massiccia presenza di cittadini stranieri privati della libertà contrasta con il principio della territorialità della pena, che dovrebbe essere sempre rispettato per evitare di sradicare persone con una parentela in genere localizzata nel centro-nord Italia. Si tratta infatti spesso di extracomunitari provenienti da strutture detentive della Penisola impegnati in lavori agricoli nelle colonie. Queste ultime, nonostante le buone intenzioni del Dipartimento, non sono ancora a pieno regime. Occorre accelerare il percorso e promuovere le produzioni di qualità altrimenti le aree interessate, peraltro con profili ambientali particolarmente apprezzabili, rischiano di essere – conclude la presidente di Sdr – solo una servitù penitenziaria che pesa sulla Sardegna".

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