Cronaca

Le scuole di specializzazione medica sarde? "Gestione da cambiare, non formano. La bocciatura dell'Osservatorio è giustissima"

Sorpresa: l'Università difende le sue scuole di specializzazione, ma un gruppo di ex specializzandi "benedice" la bocciatura dell'Osservatorio nazionale del settore. La loro lettera.



CAGLIARI - La classifica pubblicata dal Corriere della Sera dove le scuole di specializzazione dell'Università di Cagliari e Sassari (Medicina, Chirurgia generale, Nefrologia e Medicina dello sport) finiscono in fondo alla classifica della qualità stilata dall'Osservatorio nazionale per la formazione medica specialistica. Poi l'intervento-pompiere di Maria Del Zompo, rettore dell'Ateneo. "I corsi sono assicurati, il nostro corpo docente è adeguato e la formazione è di eccellenza". Così la numero uno di palazzo Belgrano. Parole e analisi, quella del Magnifico, forse dettate dal dover difendere uno dei settori universitari.

Ma, c'è un ma. Con una lettera, alcuni ex specializzandi in Chirurgia Generale (che chiedono di restare anonimi) danno la loro versione sulla situazione in generale e anche in particolare. E i giudizi di chi ha passato anni tra corridoi e sale delle scuole universitarie sono tutt'altro che zuccherini. Di seguito il loro punto di vista.

"Bisogna cadere per potersi rialzare! In riferimento ai comunicati pubblicati da Unica in relazione agli eventi dell’ultima settimana riguardo le scuole di specializzazione mediche e chirurgiche a Cagliari, ci preme sottolineare come quello che viene definito “vizio formale” per cui l’Università di Cagliari rischia di perdere la sua Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale (unica scuola di chirurgia generale a rischio di mancato accreditamento in tutta Italia) è semplicemente una triste realtà che affligge questa Scuola da ormai troppo tempo. Finalmente qualcuno ne ha preso atto ed ha deciso che le scuole di specializzazione che non formano adeguatamente gli specialisti del futuro debbano essere chiuse, o meglio sospese sino a quando non dimostreranno di poter raggiungere gli obiettivi per le quali esistono. Ci dispiaciamo del fatto che le falle del sistema formativo non siano emerse da un’analisi interna all’Ateneo, ma che siano state portate alla triste ribalta nazionale da una delle più importanti testate giornalistiche italiane. Ricevere fondi pubblici per formare in maniera non adeguata i chirurghi, facendo poi ricadere il peso della vera formazione sugli ospedali che decideranno di farsene carico, è il vero, consolidato (questo sì) vizio formale. Costringere giovani specialisti ad emigrare all’estero o in altri centri italiani per colmare le immense lacune lasciate dalla scuola di specializzazione, è il vero ed ormai istituzionalizzato vizio formale. Firmare documenti che attestino come il medico in formazione specialistica abbia raggiunto determinate competenze (eseguito e partecipato ad un congruo numero di interventi su di basso, medio ed elevato impegno) quando non è quello che davvero accade ha invece una definizione diversa. Così capita che si incontri, quasi di nascosto, il giovane collega neolaureato (magari durante lo svolgimento delle ore di abilitazione) in una sala operatoria ospedaliera lavato al tavolo chirurgico per la sua prima volta nonostante abbia svolto una tesi in chirurgia generale, o lo specializzando di chirurgia vascolare che vede per la prima volta dal vivo l'arteria aorta, o il giovane specialista neoassunto che non ha mai eseguito un intervento di colecistectomia laparoscopica. Incredibile ma vero! I medici in formazione specialistica attualmente sono occupati a risolvere le burocratiche “noie” assistenziali: cartelle, diarie, terapie, lettere, dimissioni, appuntamenti, controlli. A svolgere ciò che il contratto di formazione specialistica sottolinea non dovrebbero mai fare “essere sostitutivi del personale strutturato”. Negli ultimi anni i docenti universitari hanno accumulato plurimi incarichi che hanno tolto spazio e tempo al primo dei loro doveri (la formazione), figuriamoci se possono occuparsi di scartoffie di corsia. La Scuola di Chirurgia Generale di Cagliari ha visto, è vero, tra i suoi docenti grandi Chirurghi e Maestri. Purtroppo però quei tempi sono lontani e il presente è ben diverso. L'eredità è stata passata a chi negli anni ha solo dimostrato attaccamento al gonnellino del docente di turno, agli yes-man che preferiscono dimostrare fedeltà piuttosto che competenza. Negli anni si è assistito all’accumularsi di un ritardo da parte delle chirurgie universitarie nell’adottare tecniche e tecnologie diffuse in tutto il mondo, e per le quali una chirurgia universitaria degna di questo nome dovrebbe essere l’apripista. E’ il paradosso di chi dovrebbe anticipare le novità e non inseguirle, o, ancora peggio, ignorarle. Inoltre sussiste, sempre più marcata, una chiusura al confronto con il resto del panorama chirurgico regionale e nazionale. Chiusura che si misura nella mancata apertura delle strutture ospedaliere ai piani formativi, attraverso le quali si potrebbe facilmente colmare il gap formativo. Sono tutte lacune alle quali altre unità chirurgiche universitarie regionali e non, forse anche un po’ furbescamente, hanno tentato di porre rimedio all’ultimo minuto, non appena hanno appreso di essere nel mirino dell’Osservatorio Nazionale. A Cagliari invece nulla. Si è preferito pensare che il problema dell’accreditamento non sarebbe mai arrivato, o sarebbe stato superabile con i soliti giochi di potere. O peggio ancora che, in malaparata, ci sarebbe comunque stata l’opportunità di rifugiarsi dietro gli scudi di una politica che evidentemente ha tutti gli interessi nel mantenere le condizioni attuali. Condizioni attuali che, ci dispiace doverlo sottolineare, giacciono nella palude della più completa illegalità. La bocciatura della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università di Cagliari è la conseguenza tangibile di tale miope condotta. Dunque vogliamo credere ancora alla favoletta dell'eccellenza universitaria? C'è il rischio che ancora una volta nulla cambi, che tutto sia un fuoco di paglia, lo sappiamo. Ma non possiamo non cogliere la palla al balzo e rimarcare come i giovani laureati meritino una formazione adeguata che possa garantire un futuro alla chirurgia sarda. E se questo obiettivo non potrà più essere raggiunto a Cagliari, le strade da percorre sono solamente due: chiudere la Scuola, o cambiare la Scuola. Cadere, Sì, “finalmente”, ma per potersi rialzare, il prima possibile, magari anche con una nuova generazione di docenti!".

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