Cronaca

Scorie nucleari, comitati sul piede di guerra: "Mai in Sardegna". Sit-in sotto la Regione il 12 settembre

L'eventualità dell'utilizzo dell'Isola come deposito di materiale radioattivo riaccende la rabbia di associazioni e gruppi contrari. "Il referendum del 2011 parla chiaro, i sardi hanno già detto no".



CAGLIARI - Da Roma non è ancora arrivato il semaforo verde, ma già da almeno due anni si moltiplicano le ipotesi che vedono l'Isola come deposito unico delle scorie nucleari. Il motivo più reale è legato al rischio terremoti - praticamente inesistente - in Sardegna. In un'Italia dove la terra trema ogni tot di anni, la regione al centro del mar Mediterraneo sembra il luogo ideale per trasferire le scorie. Anche se, doveroso ricordarlo, il ministro Galletti, in visita a Sassari per la carta di partnernariato "Pelagos", lo scorso 25 agosto, ha bollato come "false" le ipotesi che vedono l'Isola come meta già scelta per le scorie.

Ma una parte, non si sa quanto consistente, di sardi, non si fida. Per questo, il "Comitadu NonucleNoscorie" convoca un sit-in, il prossimo 12 settembre sotto i portici della sede del Consiglio Regionale, in via Roma a Cagliari, "non solo per rendere evidente la non mai sopita bardianìa del Comitadu in merito alla possibile individuazione della Sardegna come sito per il deposito unico per le scorie nucleari ma principalmente per constatare se la Regione Sardegna ha adempiuto ai suoi doveri istituzionali". Sono due i tasselli grazie ai quali il "comitadu" puntella le sue argomentazioni. "Bisogna verificare se la Regione ha già detto al ministero dell'Ambiente l'assoluta contrarietà dei sardi espressa tramite il referendum consultivo istituzionale" e "se abbia comunicato il 'no' uscito, nel 2011, dalle urne del referendum di iniziativa popolare contro l'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti".

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