Cronaca

Sassari: al via l’inclusione di Rom nella comunità cittadina, prevista la progressiva chiusura del campo nomadi

La Giunta ha applicato la strategia europea e nazionale di inclusione di rom, sinti e camminanti.



Nei giorni scorsi la Giunta comunale ha formulato indirizzi ai settori comunali per favorire l’inserimento delle famiglie Rom, Sinti e Camminanti nella comunità sassarese superando l’area del campo nomadi sulla strada provinciale Sassari- Ittiri.

L'atto richiama la risoluzione del Parlamento europeo del 2011 che richiede agli Stati membri, entro il 2020, di adottare un piano di superamento dei campi nomadi con ricollocazione dei Rom, Sinti e Caminanti in alloggi più consoni per garantire la dignità delle persone e la tutela dei diritti sociali e civili delle comunità.

La Giunta comunale ritiene opportuno provvedere, innanzitutto per ragioni igienico – sanitarie ma anche per garantire condizioni di vita dignitose alle famiglie Rom, alla programmata chiusura del campo e conseguente sgombero di tutto il sito, sia dell'area in uso alla comunità musulmana, entro il 31 dicembre 2018, sia quella in uso alla comunità ortodossa, entro il 31 marzo 2019.

A partire dalle prossime settimane, sulla base delle direttive emanate dalla Giunta ai diversi Settori dell'Amministrazione comunale, saranno affrontate le criticità derivanti dalla programmata chiusura del campo nomadi , attraverso l’individuazione di percorsi personalizzati per i suoi abitanti (circa 150) mediante l’attivazione di politiche abitative e politiche di integrazione sociale, scolastica e formativa-lavorativa, o l’accompagnamento in soluzioni di rimpatrio volontario, richiedendo alla Regione appositi finanziamenti, anche per la presa in carico dei nuclei familiari e dei minori in caso di sgombero immediato, nonché per la ricognizione del patrimonio edilizio pubblico o privato disponibile. Il rientro volontario assistito e la reintegrazione nel paese d'origine, prevede l'acquisto dei biglietti, un incentivo economico per le prime necessità e un programma di reinserimento a cura dell'OIM (Organizzazione Mondiale per le Migrazioni), con fondi a ciò destinati dal Ministero degli Interni. Il Comune confida inoltre di acquisire ulteriori risorse aggiuntive da parte della Regione, sulla base di un progetto presentato in tal senso dall’Amministrazione, che consentirebbe di strutturare le attività di accompagnamento e di reinserimento nel tessuto sociale della nazione di origine in modo da assicurare una più solida prospettiva di successo al processo di reintegrazione e un rafforzamento dell’autonomia socio-economica nel nuovo contesto di vita per il nucleo beneficiario.

Con il Settore Politiche della Casa saranno definite ulteriori soluzioni abitative al fine di garantire una sistemazione per un congruo periodo di tempo, attraverso l’acquisizione di specifici finanziamenti da parte della R.A.S. Recentemente la stessa Regione ha avviato una “Rilevazione dei problemi connessi alle popolazioni nomadi”, richiedendo proprio una stima delle risorse finanziarie necessarie a superare le criticità dei vari campi rimasti in Sardegna.

La situazione del campo è caratterizzata da una condizione di degrado ambientale e igienico sanitario, con particolare evidenza e criticità nell'area delle famiglie musulmane.

Nella zona si gettano rifiuti di varie tipologie, alcuni dei quali sono bruciati per recuperare il materiale metallico, con il progressivo e pericoloso inquinamento del terreno sul quale si depositano i prodotti della combustione.

L’Amministrazione comunale con il Settore Ambiente, a partire dal 2012, al fine di mantenere le condizioni di salubrità e superamento delle precarie condizioni igienico sanitarie, ha speso circa 114mila euro per l'esecuzione di almeno 4-5 interventi all’anno per la bonifica, l'analisi, la raccolta, il trasporto, e lo smaltimento/recupero dei rifiuti abbandonati per circa 18 tonnellate.

La Polizia municipale che ha eseguito 8 accertamenti – dal novembre 2016 a oggi- e la contestazione di 12 violazioni di natura penale per inquinamento ambientale a carico di altrettante persone che vivono nel campo, segnalate all'autorità giudiziaria.

Con il Settore dei Lavori pubblici e Manutenzioni si è proceduto a numerosi interventi di riparazione delle infrastrutture esistenti, a seguito di danneggiamenti causate da perdite idriche e fognarie dei servizi igienici, che, riversando nel suolo, unitamente alla presenza di rifiuti, hanno reso necessario effettuare nuove bonifiche.

Accanto agli interventi emergenziali, costante è stata l'attività del Settore dei servizi Sociali per garantire il supporto educativo e alla genitorialità, assicurando condizioni di tutela e inclusione sociale, in particolare per i minori. Restano tuttavia situazioni di estrema povertà ed emarginazione, aggravate dalla condizione di costrizione nella quale sono obbligate a vivere le comunità musulmana e ortodossa in assenza di opportune alternative. S i continuerà a svolgere l’ordinaria attività di presa in carico, che prevede interventi anche sul fronte dell’inclusione sociale e lavorativa, secondo le normative in vigore.

L'area occupata dalla comunità Korakhanè risulta fortemente compromessa dal punto vista delle sostanze inquinanti rilevate dalle recenti analisi compiute dall’Arpas, che accrescono la necessità di misure urgenti e soluzioni condivise. Tutto ciò, data l'estrema complessità delle azioni da attivare, richiede, accanto a una regia pubblica, il pieno coinvolgimento di tutte le forze interessate dal pubblico, al terzo settore, al volontariato, per stringere un’alleanza che metta in campo le diverse competenze, con l’obiettivo di una presa in carico complessiva - e non frammentata fra diversi uffici e realtà del sociale – delle problematiche familiari.

Mutuando esempi recenti di interventi posti in essere in altri Comuni sardi, l’amministrazione sassarese ritiene di poter affrontare il problema grazie ad una rete di attori che coinvolga il mondo del terzo settore, la diocesi turritana, enti e fondazioni, consentendo di supportare i Rom nell’individuazione di soluzioni abitative alternative al campo e favorendo l’incontro tra domanda e offerta di alloggi.

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