Cronaca

Peste suina. Da Urzulei arriva la speranza di sconfiggere la malattia

Un progetto che coinvolge gran parte degli allevatori del piccolo Comune ogliastrino.



Un modello virtuoso da imitare nella lotta alla Peste suina africana e al contrasto agli allevamenti abusivi e irregolari. Un modello che non arriva da terre lontane, come la penisola Iberica, dove oltre venti anni fa è stata sconfitta la malattia, ma dal cuore dell'Isola, dall'Ogliastra.


Parte da Urzulei una storia tutta locale, che sarà certamente da esempio per l'intero territorio regionale: 48 allevatori irregolari hanno deciso di emergere e avviare le nuove attività nel rispetto delle norme registrando, in questa prima fase, circa 500 maiali. Il progetto, nato dal basso con uno spirito di collaborazione attiva che ha coinvolto cittadini, amministrazione comunale e Regione.
I circa 400euro pagati dagli allevatori per la regolarizzazione rimarranno alla comunità di Urzulei. Saranno infatti utilizzati dall'ATS per l'apertura, in paese, di un ufficio di anagrafe zootecnica che possa assistere i tanti allevatori, non solo di suini, del territorio.
Il tutto è stato ufficializzato in un'incontro, nella sala consiliare del Comune di Urzulei. Concluso l'incontro in paese, ci si è poi spostati nel Supramonte, in località su Nuragi, per visitare un allevamento in semi brado di cinque ettari, con doppie recinzioni e ricoveri per gli animali, seguito da un giovane allevatore di 25 anni.

Con le 48 nuove regolarizzazioni il piccolo centro di appena 1260 residenti raggiunge quota 102 allevamenti ufficiali: uno ogni 12 abitanti. Roba da fare invidia ai distretti più attivi della suinicoltura nazionale presenti nella Pianura padana. Parlare di maiali, di trasformazione delle carni e di prosciutti a Urzulei significa confrontarsi con le sue più antiche tradizioni agroalimentari, economiche e sociali che riassumono l'identità dell'intera comunità. Fra i nuovi allevatori ci sono giovani diplomati, mamme laureate, pensionati e imprenditori agricoli che già svolgono queste attività e che operano nei circa 13mila ettari, quasi esclusivamente di proprietà comunale. Le loro storie raccontano una battaglia contro lo spopolamento, una voglia di rimanere nei luoghi dove sono nati e dove hanno deciso di far crescere la propria famiglia lavorando nel rispetto delle regole.

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