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giovedì, 24 maggio 2012
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Metanodotto Sardegna-Algeria, il fronte del ‘no’ boccia il progetto: «Inutile»

La Sardegna sarà percorsa da un tubo lungo 272 chilometri. Lo prevede il progetto GALSI, il gasdotto Algeria-Italia via Sardegna, che dovrebbe portare il gas nelle case dei sardi. Ma non tutti sono d’accordo con il progetto, da tempo infatti è nato il fronte del no: secondo i contrari mancherebbe un piano per la costruzione delle “bretelle” per collegare i Comuni della Sardegna con l’arteria principale che trasporterà il metano.

CAGLIARI -  Il piano di metanizzazione del mezzogiorno è degli anni 80, ma ancora oggi il sistema energetico sardo è dipendente dal petrolio (77%) e dal carbone(19%). Tutta la penisola italiana è dotata di gasdotti che consentono l’approvvigionamento del gas, sia per l’uso domestico, sia per adoperarlo in campo industriale. La mancanza di un metanodotto in Sardegna è uno dei motivi che ha causato l’innalzamento del prezzo del gpl, al momento unico gas a disposizione nell’isola. Si parla di un’impennata del prezzo fino a 15 euro, rispetto agli altri abitanti nelle varie zone d’Italia. Per aver la certezza, basta fare una breve ricerca: a Roma una bombola di Gpl da 15 chili costa 24 euro circa, contro i 34-36 euro per quanto riguarda Cagliari. Un’altra causa è prettamente economica: la mancanza di un gasdotto ha permesso alle società che gestiscono il gas di far cartello e imporre un prezzo più alto della media. Società come Butangas e Liquigas sono state sanzionate nel 2010 dall’Antitrust per aver creato un oligopolio a danno dei consumatori finali.

Progetto GALSI. Il progetto che dovrebbe risolvere definitivamente il problema energetico si chiama Galsi e nasce da un accordo stipulato nel 2001 tra Algeria e Italia, con l’intento fondamentale di “metanizzare” la regione e creare un collegamento diretto con la penisola italiana. Diversi partiti politici sardi si sono schierati a favore del progetto, ritenendolo un’opportunità per Comuni, centri storici, artigianato, consorzi industriali e per le industrie energivore sarde. In sintesi secondo la politica, dando il via alla costruzione del metanodotto si risolverebbe il grave problema in materia di energia della Sardegna, e cioè quello di dipendere unicamente da un'unica fonte primaria.

Viaggio del metanodotto e dati tecnici. La Galsi S.p.a. è finanziata da cinque soci: Sonatrach (41%), Edison (20%), Enel (15%), SFIRS (11%, controllata dalla Regione Sardegna) e Gruppo Hera (10%). Il percorso del Galsi, comincerà nella stazione di compressione di Koudiet Draouche in Algeria. Da lì il gas verrà canalizzato in un tubo che percorrerà il mare, fino ad arrivare in Sardegna, in località Porto Botte. Il gas passerà poi via terra percorrendo tutta la Sardegna fino a Olbia, nei territori di circa 40 comuni. Da Olbia il gasdotto si ributterà in mare fino a Piombino in Toscana, allacciandosi alla rete gas nazionale.

Sarà lungo 272Km e posato 3 metri sotto terra, con una capienza di 8 miliardi di metri cubi all’anno. Ci sarà una messa in sicurezza minima obbligatoria di 40 metri sia a destra che a sinistra del tubo, quindi più di 2000 ettari di terra saranno considerati servitù di passaggio. Il sito Galsi insieme all’AIEE(Associazione Italiana Economisti per l'Energia) assicurano che la costruzione del gasdotto “significherà un abbattimento delle bollette energetiche, con risparmi del 30-40% per le famiglie e per le imprese sarde”.

Il fronte dei NoGalsi. Ma c’è chi si è mobilitato concretamente contro questo progetto, ritenendolo inutile e con il solo intento speculativo, soprattutto dannoso per l’ambiente. Oltre al gruppo politico degli Indipendentistas, fortemente contro il Galsi, semplici cittadini hanno esaminato e studiato i prospetti e hanno deciso di formare gruppi e comitati per informare la popolazione: «Quello che ci rammarica di più – spiega Sergio Diana del comitato ‘ProSardegnaNoGasdotto’ – è che i politici sardi non hanno a cuore gli interessi della Sardegna. Noi abbiamo letto il progetto, con l’aiuto di biologi, ingegneri, avvocati. Quello che stanno cercando di costruire in 2 anni è un mostro di 4 miliardi di euro».

Nel sito Galsi.com si legge: La Regione Sardegna direttamente ed attraverso la SFIRS, che è azionista del consorzio Galsi, si è impegnata per garantire che la realizzazione delle reti di gas locali e le interconnessioni alla dorsale Galsi siano ultimate parallelamente alla messa in funzione del metanodotto per consentire agli utenti sardi di beneficiare del metano non appena sarà disponibile.

«E’ proprio questa la beffa - continua Sergio Diana - al di là di un danno ambientale, non esiste nessun progetto per la creazione delle bretelle che consentano il collegamento alle 38 reti cittadine sarde. Queste bretelle, ci tengo a precisarlo, costano quanto l’intero progetto Galsi. La Sardegna quindi sarà solo una servitù di passaggio e non avrà il gas. Ci hanno promesso che le bretelle verranno costruite parallelamente con i lavori del gasdotto. Impossibile, visto che non c’è l’idea di progettarle».

Franco Scano e altri cittadini invece hanno costituito il ‘GruppoNoGalsi’: «Stiamo investendo in un progetto vecchio. Il Galsi non è il futuro, perché le previsioni delle riserve del gas naturale in Algeria oscillano tra i 20 e 40 anni, e noi ci ritroveremo con un ferro vecchio sotto terra. L’Eni, società che ha un cospicuo interesse in opere come il Galsi, nel 2011 con il ‘World Oil and Gas Review’ ha stimato che il petrolio algerino durerà per altri 50 anni: sempre poco per un metanodotto che vincolerà una terra a essere troncata per sempre in due parti. Il Galsi – continua Scano - è anche stato creato per dare il gas naturale alle industrie energivore sarde. C’è da chiedersi quali siano e perché molte stiano chiudendo. Noi pensiamo che non sia a causa dei costi energetici. Quello che manca è un piano energetico regionale, una fotografia chiara della situazione che indichi a quale obiettivo possiamo aspirare, e cosa ci serve per raggiungerlo. Non serve pensare che il metanodotto prima o poi ci servirà, ma dev’essere incluso in un progetto con alla base un’idea ponderata e lungimirante. Il piano energetico regionale deve necessariamente essere legato alla programmazione economica della Regione. Sta di fatto che un’opera come il Galsi è uno dei fattori sintomatici che fanno capire che non vi è un ragionamento che miri a risultati concreti. E’ un progetto che così com’è non porterà il gas nelle case dei cittadini sardi».

Il danno ambientale. Non è chiaro se il gas arriverà in Sardegna, ma è probabile che il Galsi diventi un vero e proprio scempio ecologico. In primis per le praterie di Posidonia Oceanica, una pianta che riesce a limitare le erosioni del fondale, ed è parte fondamentale dell’ecosistema marino. Il progetto Galsi prevede il reimpianto delle praterie di Posidonia, ma Greenpeace sul suo sito avverte: «Gli esperti sostengono che l'espianto e il successivo reimpianto della Posidonia possono essere effettuati solo a determinate condizioni. In ogni caso è un'operazione a perdere: una quota assai ampia di reimpianti compresa tra il 60 e il 70 per cento fallisce».
Anche il Bisso, la seta naturale che si realizza dai filamenti che secernono alcuni molluschi, potrebbe scomparire con il gasdotto. La pinna nobilis, il mollusco in questione, è considerato in via di estinzione, tant’è che l’unica maestra rimasta che produce ancora vestiti con questo materiale è Chiara Vigo dell'Isola di Sant'Antioco, proprio nelle vicinanze del Galsi.

I soldi spesi dal 1980. Franco Scano e il “GruppoNoGalsi” hanno calcolato i soldi pubblici spesi dalla lontana legge n. 784 del 28.11.1980. Solo dal 1997, con la legge n. 266 iniziano i finanziamenti, circa 850 miliardi di lire fino al ’99. In data 21 Aprile 1999 viene firmata poi l’Intesa Istituzionale di Programma fra la Regione Sardegna ed il Governo con altri 250 miliardi di lire. L’ultima delibera sul “piano metanizzazione regione Sardegna” è la n. 21/20 del 03.05.2004, 24 anni dopo la prima legge del 1980. Gli investimenti complessivi, contando quindi anche il Galsi, ammontano a 1088 milioni di euro (2003) ai quali vanno aggiunti i 20 milioni di euro necessari per le infrastrutture delle reti ad aria propanata.

Franco Scano e Sergio Diana convergono a una conclusione: «Manca l’etica politica. La classe politica e le amministrazioni dovevano spulciare il progetto prima di firmare. Il Galsi ruba finanziamenti alle energie rinnovabili, che sono l’unica soluzione, sia per il rispetto dell’ambiente, sia per trovare l’indipendenza energetica da fonti come il petrolio».

Mauro Loddo
Ultimo aggiornamento: 25-05-2012 12:23
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