Economia e Lavoro

Il cibo sardo fa gola in tutto il mondo. Boom di vendite e export

Nell'Isola oltre 3600 imprese artigiane, sono 183 le produzioni tradizionali. Un giro d'affari di 92 milioni di euro, laboratori e botteghe al top. L'appello di Confartigianato: "Dati positivi ma cautela, comprare sempre prodotti locali".



CAGLIARI - Pane, pasta, dolci, vini, birre, carni, formaggi, pesci e conserve sono solo alcuni dei prodotti dall’agroalimentare artigiano sardo che ha registrato un vero e proprio “boom” nell’export; nei primi 6 mesi del 2015, infatti, le esportazioni hanno registrato un +9,3% rispetto al 2014 con un giro d’affari di 92milioni di euro. Il tutto è realizzato dalle 3615 imprese artigiane della Sardegna, laboratori e botteghe che offrono produzioni straordinarie per qualità, gusto, tradizione e genuinità, producendo ben 183 prodotti tradizionali sardi riconosciuti dal ministero delle Politiche Agricole, di cui ben sette riconosciuti a livello europeo con le denominazioni Dop, Igp e Stg.

Questi sono i dati sulla Sardegna del dossier dedicato all’“Artigianato Alimentare-Speciale Natale”, elaborato dall’Ufficio Studi Nazionale di Confartigianato, sui numeri del terzo trimestre 2015 del Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari e dell’Istat. In ripresa anche le vendite: il dato nazionale segna una crescita, positiva seppur flebile, dello 0,5 per cento rispetto a tutti gli anni passati. Delle migliaia di imprese attive nell’artigianato alimentare, 1426 sono pasticcerie, panifici e gelaterie, 1640 sono attive nella ristorazione e nei servizi da asporto, 223 sono pastifici, 52 sono attive nella lavorazione e trasformazione della carne, 48 nel lattiero caseario, 47 nell’ambito delle spezie e condimenti, 42 nella produzione di oli e grassi vegetali e animali, 26 nella lavorazione e conservazione di frutta, ortaggi e pesce, 33 nell’ambito dei vini, birre e distillati vari, 34 nella lavorazione delle granaglie e altre 44 in altre produzioni. Tra le province, a Cagliari ci sono 1451 imprese, a Sassari 1143, a Nuoro 717 e a Oristano 304.

Il dato non positivo, anche se il settore è da annoverare tra quelli che dal 2008 regge meglio la crisi, è dato dalle chiusure: il saldo è di 47 imprese chiuse equivalenti a un -1,3% su base annua. “Gli indicatori delle vendite e dell’export dell’agroalimentare artigiano sardo sono positivi ma ci vuole cautela e tanto lavoro", afferma Maria Carmela Folchetti, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, "occorre poi capire se questi segnali siano l’effetto trainante dell’Expo. Rimane il fatto che il valore aggiunto registrato dal settore è stato dello 0,67 per cento, risultato molto importante per un settore che ha potenzialità enormi. Il punto negativo", continua la Folchetti, "rimane quello della chiusura delle imprese per il quale non possiamo ritenerci soddisfatti. Il comparto è sano è bisogna crederci e investire”. 

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