Economia e Lavoro

I migranti in Sardegna? "Possono lavorare nei campi e ripopolare le aree interne"

La proposta arriva dalla Cgil, che chiede un disegno di legge sul lavoro di qualità in agricoltura e un progetto chiaro per l'integrazione dei migranti in Sardegna. "Obbiettivo doppio, accoglienza e integrazione attiva nella società".



CAGLIARI - Un disegno di legge sul lavoro di qualità in agricoltura e un più complessivo progetto per l'integrazione dei migranti in Sardegna: sono le due proposte avanzate oggi al presidente della Regione e all'assessore del Lavoro da Cgil e Flai nell'incontro chiesto per riflettere sul tema dopo l'iniziativa di ieri organizzata in Sardegna, insieme al sindacato nazionale, per celebrare la Giornata internazionale dei migranti. Il segretario generale della Cgil Michele Carrus ha chiesto alla Giunta di lavorare insieme a un progetto elaborato dal sindacato "con il doppio obiettivo di offrire ai migranti un ruolo attivo nella nostra società, ma anche di cogliere una grande opportunità, ovvero ripopolare le nostre aree interne con molteplici obiettivi, quello di un nuovo sviluppo dell'agricoltura e della difesa del suolo e degli assetti idrogeologici, ma anche di rivitalizzazione dei paesi in progressivo abbandono".

Per realizzare il progetto la Cgil ha avviato un dialogo con le cooperative, interessate sia quelle agricole che sociali, e chiede il contributo della Regione: "Vogliamo costruire progetti di sviluppo delle zone rurali e interne, contro lo spopolamento e l'abbandono dei campi", ha detto il segretario Carrus aggiungendo che "si tratta di progetti che riguardano i migranti e le stesse comunità locali e si possono realizzare attraverso il Piano di sviluppo rurale, la nuova programmazione territoriale e le politiche per l'integrazione". Carrus ha quindi chiesto al presidente della Giunta un incontro a metà gennaio per predisporre un progetto organico di politiche per l'integrazione anche, ma non solo, nell'ambito dello sviluppo rurale.

Il segretario regionale della Flai Raffaele Lecca, dopo aver denunciato "le situazioni di illegittimità diffuse in agricoltura, dove impera ancora il caporalato e il cinquanta per cento del lavoro degli immigrati è in nero, ha chiesto che i servizi per l'impiego siano il luogo di collocamento pubblico obbligato per tutte le aziende che utilizzano manodopera nei campi". È questo uno dei punti del disegno di legge sul lavoro di qualità in agricoltura chiesto dalla Cgil.

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