Economia e Lavoro

Prestiti bancari e crisi, in Sardegna piccole imprese allo stremo. All'appello manca 1 miliardo

Il credito bancario mostra un lento miglioramento, boccata d'ossigeno per il settore turistico ma non mancano i drammi. Le Pmi strozzate e sempre più in difficoltà. "Crisi interminabile di consumi".



CAGLIARI - Nonostante l’intervento della Bce che negli ultimi mesi ha consentito in Sardegna  un lento miglioramento della dinamica dei prestiti alle imprese, siamo ben lontani da poter recuperare quanto perso nell’ultimo triennio. Le stesse imprese giudicano quello del mancato accesso al credito come uno dei principali problemi per la propria operatività, in quanto la prolungata fase recessiva con la conseguente caduta dei profitti e la minore possibilità di autofinanziamento, le rendono imprese più dipendenti dal sistema bancario. Ciò che emerge dai dati è un deciso rafforzamento del circolo vizioso: imprese in difficoltà, sofferenze in crescita vertiginosa, restrizioni creditizie crescenti, difficoltà aggiuntive per le imprese sopravvissute ad ottenere nuovo credito, nuove sofferenze in arrivo, restrizioni sempre più severe e imprese in crescente difficoltà. L’informativa parte dagli uffici di Confesercenti Sardegna.

TUTTI I DATI - Dopo una lunga fase di dinamiche creditizie negative, i prestiti bancari alle imprese sarde hanno ripreso a crescere facendo registrare su base annua mediamente un più 2,9 per cento. Questo è un dato che si sviluppa in modo disomogeneo nelle varie province dove si passa dal un  più 10,7 per cento della provincia di Cagliari a un meno 3,5 per cento per la provincia di Sassari. La stessa disomogeneità la si riscontra in relazione all’articolazione dimensionale delle aziende dove, sempre su base regionale, riscontriamo un  più 4,1 per cento per le aziende con 20 e più addetti ad un meno 3,1 per le aziende con 6-19 addetti. Per le imprese del comparto commerciale e turistico, invece, che a fine dicembre 2015 sono risultate destinatarie del 22,7 per cento del credito totale, si registra un incremento dei prestiti su base annua dello 3 per cento sintesi di dati territoriali provinciali abbastanza variegati che vanno dal più 13 per cento della provincia di Cagliari al meno 3,6 per cento di quella di Sassari. Resta allarmante il dato sulle sofferenze bancarie lorde che si attesta sui 953 milioni di euro fa registrare su base annua un incremento di due punti e mezzo più alto del corrispondente dato rilevato su scala nazionale,  10,9 per cento (Sardegna) contro 8,4 per cento (Italia). A riguardo ci pare utile evidenziare che sono le imprese di più piccole dimensioni (sino a cinque addetti) a far registrare la performance peggiore (più 15,2 per cento). Infine, relativamente al costo del denaro, le misure espansive di politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea e condizioni di finanziamento più distese per gli intermediari hanno contribuito nonostante un ulteriore peggioramento della qualità del credito, al contenimento dei tassi di interesse  sui prestiti a breve termine (rischi a revoca:  8,53 per cento; auto liquidanti: 5,81 per cento), mentre quelli a medio e lungo termine (rischi a scadenza) registrano rispetto a giugno 2015 un incremento di 0,14 punti percentuali.

"Le piccole e medie imprese sono stremate dallo choc di una interminabile crisi di consumi, da una pressione fiscale insostenibile e da una asfissiante giungla burocratica di norme", afferma il vicepresidente vicario, Roberto Bolognese. "Centinaia di imprese continuano a chiudere e la dinamica asfittica delle concessioni di prestiti alle aziende riduce sempre di più la possibilità, soprattutto per le realtà economiche più piccole, di resistere sul mercato interno". Per Gian Battista Piana, direttore Confesercenti Sardegna, si tratta di "un processo che non ci piace ma che per alcuni versi in una logica strettamente bancaria, potrebbe risultare abbastanza comprensibile se non fosse che a guardare bene i dati non sempre i comportamenti del sistema bancario sono in linea con questa logica".

 

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