Economia e Lavoro

Opere pubbliche, alle imprese sarde solo le briciole. Gli appalti più grossi fuori dall'isola

Tra il 2014 e il 2015 su 1,2 miliardi di appalti pubblici aggiudicati in Sardegna oltre 760 milioni di euro sono andati a imprese non sarde. In Sardegna chi guadagna di più sono laziali, lombardi e siciliani. Tutti i dati.



CAGLIARI - Su 1.311 bandi per lavori pubblici aggiudicati nel biennio 2014-2015 in Sardegna l'80% è stato affidato ad imprese sarde e soltanto il restante 20% a imprese non sarde (tra cui un numero esiguo di imprese internazionali). Eppure, se si guardano i valori delle gare il risultato è diametralmente opposto: in questo caso "rimane in casa" solo il 36% della spesa. In altre parole, tra il 2014 e il 2015, dei circa 1,2 miliardi complessivi di spesa pubblica per opere infrastrutturali aggiudicate, ben 761 milioni lasciano l'isola.

E' questo il risultato di un monitoraggio delle gare di lavori pubblici in Sardegna regione aggiudicati nel biennio 2014-2015 effettuato dal Centro studi della Cna Sardegna. Lo studio evidenzia come le imprese sarde, prevalentemente imprese edili di piccole dimensioni, fanno fatica ad accedere agli appalti più grossi perché non sono in grado di affrontare l'esecuzione di lavori più complessi. Basti osservare che su 44 gare di importo superiore a 5 milioni aggiudicate nel biennio, 32 sono state assegnate a imprese provenienti da altre regioni.

La ricerca della Cna evidenzia inoltre che le imprese sarde praticano uno sconto più basso, che si attesta in media sul 22% contro il 28% delle altre imprese. In altre parole, per aggiudicarsi opere di importo medio pari a 590 mila euro, le imprese regionali hanno offerto uno sconto intorno al 22%. Le altre imprese, assegnatarie di lavori mediamente più rilevanti (3,2 milioni in media), hanno offerto ribassi intorno al 28%. Questo dato suggerisce una certa competizione sulle opere di maggiori dimensioni, opere a cui le imprese sarde, per via della prevalenza di piccole e piccolissime imprese edili (quindi non in grado di affrontare l'esecuzione di lavori più complessi), fanno fatica ad accedere. Come detto, su 44 gare di importo superiore a 5 milioni aggiudicate nel biennio, 32 sono state assegnate a imprese provenienti da altre regioni, il 73% (contro il 20% del numero complessivo dei contratti firmati).

Ma da dove arrivano imprese (e manodopera) che realizzano le opere in Sardegna? Escludendo le imprese sarde, le imprese laziali guidano la classifica numerica (55 aggiudicazioni, il 4% del totale), seguite da siciliane, lombarde ed emiliane. Sul fronte economico, invece, le laziali sono superate da quelle lombarde, che si sono aggiudicate il 18% della spesa complessiva mandata in gara e assegnata nello scorso biennio, pari a 214 milioni, contro i 159 delle imprese laziali, romane in primo luogo. Buona la penetrazione delle imprese siciliane (34 contratti, pari a poco meno del 3%), ma per una spesa assai contenuta, 34 milioni in due anni. In effetti i lavori assegnati alle imprese dell'altra grande isola italiana sono di importo medio pari a 1,2 milioni, contro i 7,4 milioni delle lombarde, i 3,4 milioni delle laziali, i 2,8 milioni delle emiliane.

Quanto allo sconto medio, le imprese meridionali in genere praticano ribassi più elevati per aggiudicarsi lavori in Sardegna (si tratta di lavori più piccoli rispetto a quelli aggiudicati dalle imprese del Nord): 35% per le pugliesi (4,5 milioni l'importo medio, ma se si esclude la maxi gara da 26 milioni per la realizzazione della piattaforma tecnologica europea, il taglio medio scende a 250 mila euro), abruzzesi con il 32% (1,2 milioni il taglio medio dei contratti), e le siciliane con un ribasso medio del 30% (per opere, come detto, di importo medio pari a 1,2 milioni).

Le imprese lombarde, con uno sconto medio assai vicino a quello offerto dalle siciliane, si aggiudicano però contatti assai più voluminosi (7,4 milioni in media), così come percentuali di ribasso medio simili per le imprese laziali e quelle campane, corrispondenti a tipologie di lavoro assai diverse, per un taglio medio di 3,4 milioni per le laziali e di 1,4 milioni per le campane. Ribassi inferiori a quelli delle imprese sarde si osservano per i competitors provenienti dalle Marche (19,6%) e dal Piemonte (18,7%) per interventi di importo medio pari, rispettivamente, a 2,4 milioni e 600mila euro.

"Quello che emerge dalla nostra ricerca - spiegano Francesco Porcu e Mauro Zanda rispettivamente segretario regionale della Cna Sardegna e presidente di Cna Costruzioni - è che le imprese sarde continuano ad avere molta difficoltà ad ottenere i lavori pubblici più sostanziosi, per i quali rileviamo una concorrenza sempre più rigida che si riflette in un aumento dello sconto per aggiudicarsi i contratti più cospicui. A questo si contrappone un "livellamento" dello sconto praticato dalle imprese sarde, in sostanza non dipendente dalle dimensioni dei contratti. E' evidente come sosteniamo da tempo che per rilanciare il settore oltre agli investimenti pubblici e all'accelerazione della spesa, servano politiche industriali che incentivino crescita dimensionale e processi aggregativi del sistema imprenditoriale isolano".

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