Economia e Lavoro

In Italia tasse record. 43,5% nel 2015, più di eurozona e Usa

La pressione fiscale sale di quattro punti percentuali e mezzo negli ultimi dieci anni. I cittadini del Belpaese sono i più vessati in Europa, e pagano più imposte rispetto agli Stati Uniti.



ROMA - Dati alla mano dal confronto con gli altri paesi Ue e gli Usa emerge che in Germania la pressione fiscale è passata dal 38,4 al 39,6 per cento del prodotto interno lordo, il debito pubblico dal 66,9 al 71,2 per cento; nella media dell'area euro il peso delle tasse è passato dal 39,4 al 41, per cento; il debito dal 62,1 all'83,3 per cento; in Gran Bretagna, il fisco è passato dal 35,7 al 34,8 per cento e il "rosso" nei conti dello Stato dal 41,5 all'89,2; negli Stati Uniti, il prelievo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato, dal 26,3 al 26,4 per cento, con il debito salito dal 66,9 al 113,6 per cento del prodotto interno lordo Usa.

L'aggravio fiscale e il contemporaneo aumento delle entrate non si sono tradotti per l'Italia in un miglioramento dei conti pubblici. Negli ultimi 10 anni, famiglie e imprese hanno visto crescere il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso del bilancio: la pressione fiscale era al 39,1 per cento del prodotto interno lordo nel 2005 ed è progressivamente salita fino ad attestarsi al 43,5 per cento nel 2015; e contemporaneamente sono aumenti gli incassi per lo Stato, passati dal 42,5 per cento del pil al 47,6 per cento; un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7 del pil nel 2015 rispetto al 101,9 per cento del 2005.

Inoltre, secondo il Centro studi di Unimpresa in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un'aliquota massima al 22 per cento; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un'aliquota massima al 48,9 per cento; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un'aliquota massima al 31,4 per cento. Secondo lo studio dell'associazione, che contiene elaborazioni di dati della Banca d'Italia, in Italia il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l'allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Nel 2005 la pressione fiscale era al 39,1 per cento: da quel momento la corsa all'insù non si è mai fermata con il picco massimo al 43,6 per cento raggiunto nel triennio 2012-2013-2014; lo scorso anno una lieve flessione al 43,5 per cento. Una analoga impennata è quelle registrata sul versante delle entrate che 10 anni fa erano al 42,5 per cento del pil e nel 2014 hanno raggiunto il livello più alto al 47,7 per cento per poi ridursi dello 0,1 per cento al 47,6 per cento nel 2015.

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