Economia e Lavoro

Il latte sardo inonda la Cina. Boom di vendite e giro d'affari milionario

Liquido o in polvere, 3,5 milioni di litri prodotti nell'Isola sbarcano ogni anno nel Regno di Mezzo. Un export che si rivela vincente. "Buone prospettive nonostante la concorrenza agguerrita".



Il latte sardo inonda la Cina: un grande fiume bianco nasce dalla Sardegna per giungere nel Regno di Mezzo dove, liquido o in polvere, è apprezzato soprattutto nell'alimentazione dei più piccoli. Sono due i protagonisti di questo mercato 3A Latte Arborea s. Coop. P. A., in provincia di Oristano e Alimenta di Macomer, Nuoro. Tre milioni e 500mila litri di latte vaccino sardo sbarcano ogni anno in Cina, anche a Macao, per un fatturato di 2 milioni e 200mila euro l'anno per la 3A Latte Arborea s. Coop. P. A. "Prima di noi ci sono i tedeschi e soprattutto i neozelandesi, che sono uno dei maggiori esportatori di latte al mondo e noi di Arborea, tra gli italiani, siamo stati tra i primi ad essere riusciti ad inserirci nel mercato cinese", spiega all'Adnkronos Luciano Negri, direttore commerciale e marketing della cooperativa Arborea, in provincia di Oristano, che fino al 2012 ha avuto un export abbastanza limitato, in particolare verso la Libia che si è mantenuto con alti e bassi.

"È stato con l'acquisizione della Fattorie Girau nel 2012", continua Negri, "che si è allargato il bacino dei nostri prodotti, dal latte vaccino a quello di capra e pecora, ed anche l'interesse per l'export di questi prodotti. Ed è stato alla Fiera di Parigi di quell'anno che il nostro stand è stato in pratica preso d'assalto dai cinesi particolarmente incuriositi dal nostro latte, poiché conoscevano e importavano solo quello in polvere. I cinesi hanno quindi determinato un cambiamento nel trend del mercato cominciando ad apprezzare il latte 'vero'", spiega ancora Negri, "e apprezzano quello sardo perché, a parità di elementi nutrizionali del latte dei nostri 'cugini' europei, a loro dire, più ricco di gusto. Ed ecco che, dopo la Fiera di Parigi, siamo riusciti a sbarcare a Shanghai, ad Hong Kong, Taiwan e in particolare sull'isola di Macao - prosegue il direttore marketing - dove riforniamo tutte le scuole con il tetrapak, quelli dei succhi di frutta per capirci, gli scolari dell'ex colonia portoghese fanno colazione e merende con il nostro latte".

"Non è stato facile aprirci un varco in questo mercato, abbiamo dovuto trovare l'importatore giusto, abbiamo dovuto affrontare la burocrazia cinese per le registrazioni del marchi e le autorizzazioni necessarie, ma ci siamo riusciti e stiamo studiando per espanderci sempre in Asia, puntando a Singapore e Giappone", conclude, "certo la concorrenza è agguerrita ma le prospettive sono buone". La cooperativa fattura nel complesso 142,8 milioni di euro, di cui 106,1 a marchio Arborea e una decina con il marchio Fattorie Girau. La metà della produzione si vende fuori dalla regione, spingendosi sino alle zone del Nord, la riconoscibilità territoriale è importante e il marchio Girau in questo senso ha dato un apporto fondamentale. In un Paese dove le grandi cooperative o aziende lattiere insistono soprattutto sul mercato domestico, Arborea dalla piccola Sardegna si è aperta una finestra sul mondo puntando sulla qualità del prodotto. E sono dalle 200 alle 250 tonnellate di latte di pecora in polvere che viaggiano ogni anno dalla Sardegna alla Cina per un fatturato di circa 2 milioni di euro all'anno per Alimenta srl, azienda alimentare di Macomer, in provincia di Nuoro. "Attraverso alcuni studi ad hoc, nel 2012 abbiamo compreso che il mercato cinese si stava muovendo verso il latte di pecora in polvere in particolare destinato all'infanzia", spiega all'Adnkronos Simone Colombo, general manager di Alimenta.

"La nostra azienda non esporta solo il latte e il siero in polvere - aggiunge Colombo - ma l'intero 'prodotto Sardegna' puntando sulla storia e sulle tradizioni locali e soprattutto sulla qualità dell'ambiente nel quale le nostre pecore vivono, che si riflette naturalmente sulla qualità del prodotto. I cinesi hanno una tradizione nel consumo di latte di pecora", continua Colombo, "perché lo considerano particolarmente salutare, soprattutto come alimento per l'infanzia. Certo non è un mercato paragonabile al vaccino, ma possiamo affermare che si tratta di una nicchia comunque consistente e quest'anno il 95 per cento del nostro fatturato viene proprio dall'esportazione del latte e del siero in polvere verso la Cina ed inoltre avremo presto una delegazione cinese in visita qui da noi".

ADNKRONOS

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