Economia e Lavoro

Latte "salato", su il prezzo e allevatori in crisi. "Contratti civetta e Regione assente"

Le industrie casearie dettano legge e a pagarne le spese sono i pastori. Fioccano le denunce da parte della Coldiretti: "Serve trasparenza dei dati, la quantità di latte munto è la stessa dell'anno scorso".



CAGLIARI - Inizia la corsa dei trasformatori per accaparrarsi il latte dei pastori, con il prezzo di remunerazione che sale a 0,85 centesimi.
"Sgamati sulle fittizie sovrapproduzioni e sui contratti civetta a 50 centesimi (imposti ai pastori più in difficoltà in un clima catastrofista creato ad arte), le industrie casearie hanno cominciato a far lievitare il prezzo del latte, temendo (ora loro) di restare senza latte, in una stagione produttiva che si preannuncia in calo rispetto alla precedente, a causa della siccità e dei pochi investimenti dei pastori terrorizzati dagli allarmismi dei trasformatori". Così dalla Coldiretti Sardegna.

“È la conferma che la trasparenza dei dati aiuta l’anello più debole della filiera, in questo caso i pastori" spiega il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu. "Quando la verità è in mano a pochi, questi la manipolano in base al proprio tornaconto. Lo stesso succede in questo comparto. Per mesi ci hanno bombardato parlando di sovrapproduzione di latte (430 milioni di litri), annunciando il crollo del prezzo del Pecorino romano. Alibi usato, ad aprile, per abbassare il prezzo del latte in corso di stagione (da 90 a 80 centesimi) e poi per questa alle porte, oltre che per bussare in Regione alla ricerca di aiuti finanziari. Abbiamo risposto a questa tattica, di corta visione, con intelligenza e pazienza, studiando il mercato e l’andamento della stagione, in una situazione difficile, in cui recuperare un dato diventa un’impresa”.

Alla fine la Coldiretti è riuscita a smascherare il bluff. "L’annata appena trascorsa non è stato munto un solo litro di latte in più rispetto alla precedente: 286.611.739, come certificato dall’Organismo di Controllo INEQ, e non 430 milioni come annunciato dai trasformatori. La previsione catastrofista ha avuto il solo risultato di spaventare il mercato. A pagarne è stato il prezzo del Pecorino passato dai 9,50 euro al chilo a circa 6, con una perdita di oltre 100 milioni euro, tutti pagati dai pastori, che si sono visti abbassare il prezzo del latte a 90 centesimi prima e 80 da aprile in poi. A stagione terminata i trasformatori non hanno avuto il buon senso di rendere pubblici i dati di produzione del latte e chiedere scusa sulle previsioni strampalate e sull’incapacità di programmare le produzioni di Pecorino romano", ricorda il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba. "Anzi, hanno cercato di cavalcare il clima di terrore che avevano creato proponendo ai pastori più in difficoltà contratti a 50 centesimi. Contratti civetta fatti firmare per spianare la strada alla contrattazione al ribasso”.

REGIONE? "ASSENTE" - “La grande assente è stata la Regione – ha sintetizzato Battista Cualbu -. In assenza di un arbitro che faccia rispettare le regole a tutti, il più forte (il trasformatore) prevarica sul più debole (il pastore). Arriva sempre fuori tempo. L’interprofessionale lo chiedevamo da tre anni, quando il mercato tirava e c’era la serenità di tutti per sedersi a un tavolo”.
CREDITO - “Cosi come chiediamo da tempo una politica creditizia agricola seria. Lo abbiamo ribadito anche quest’anno a tempo debito. Il credito di conduzione o esercizio, ad esempio, è uno strumento utile che abbiamo invocato perché consentirebbe di contrastare il fenomeno delle caparre. Per questa stagione però è superato perché le caparre sono già state intascate”.
BANDO INDIGENTI - Coldiretti sabato scorso ha strappato anche l’impegno del ministro alla Politiche agricole Maurizio Martina per inserire nel bando agli indigenti il Pecorino romano: dai 5 ai 10 mila quintali. La condizione è sempre la stessa, ribadita pure dal Ministro: avere dati certi sulle eccedenze e ricadute su tutta la filiera. Anche in questo caso, infatti, i trasformatori sparano numeri senza riscontri ed a volte contradditori. Adesso indicano in 100 mila quintali le eccedenza, in realtà si dovrebbero fermare a circa la metà: 50 mila quintali.
“La precondizione per far partire la misura sugli indigenti – ha argomentato il direttore Luca Saba – è quella di avere dati ufficiali, oltre alla certezza di diluire i benefici degli interventi pubblici su tutta la filiera. Sono finiti i tempi in cui c’è chi la crisi la paga e chi la sfrutta per ingrassarsi. In questa discussione rientra anche il prezzo del latte che deve essere di dominio pubblico e non sussurrato all’orecchio. Questi metodi appartengono al passato e non sono più proponibili”.

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