Economia e Lavoro

"Piccole, solitarie e chiuse: le imprese sarde soffrono ancora"

Piccole, solitarie e chiuse: le imprese sarde soffrono ancora. Reti, semplificazione e innovazione sono le strade per il futuro. Presentata l'indagine di Confapi Sardegna: esportazioni, burocrazia e accesso al credito sono le principali criticità percepite dai manager sardi.



CAGLIARI - La piccola dimensione delle imprese sarde e la loro scarsa propensione all'aggregazione restano i principali fattori di criticità e ostacolo allo sviluppo dei mercati e del business. E ancora, il permanere di una burocrazia eccessiva nella Pubblica amministrazione e delle difficoltà di accesso al credito, sono sempre causa della percezione di una crisi che sembra non essere davvero terminata.
Sono alcune delle considerazioni che emergono dall'indagine effettuata da Confapi Sardegna su un campione delle sue imprese associate.

L'analisi, svolta su 207 delle 752 imprese affiliate (27%), è il risultato delle risposte fornite ai questionari somministrati. I quesiti si sono soffermati sul "sentiment" e sulla percezione degli imprenditori riguardo alla situazione congiunturale. Il profilo dell'impresa tipo associata a Confapi ha in media 14,7 addetti, di cui circa tre soci/dirigenti, 9 impiegati/operai e 2,5 collaboratori fissi. Il fatturato per il 24% delle aziende si attesta tra i 250 e i 500mila euro, per il 21% rispettivamente sotto i 250mila e tra i 500mila e il milione di euro, mentre solo il sei per cento supera i cinque milioni. Ancora, per il 63% delle imprese intervistate, l'unico mercato di riferimento è la Sardegna, il 36% oltre all'isola si rivolge anche al resto d'Italia e all'estero, mentre solo l'1 per cento guarda soltanto oltre Tirreno. Particolarmente significativo è il dato che riguarda l'adesione alle reti di impresa: il 54% delle aziende non aderisce ad alcun contratto di rete. Il restante 46% segnala l'adesione (26%), è in fase di definizione (6%) o ci sta pensando (14%).

Partendo dai fattori di successo, dai dati emerge che il 54% delle aziende percepisce come principale elemento positivo l'organizzazione flessibile e la capacità di adattarsi al contesto, il 49% il know how specialistico, soprattutto quello di tipo tecnico che maggiormente viene incoporato nei processi di produzione e nei prodotti, e il 37% l'attenzione al cliente. Le risposte cambiano in relazione al settore di riferimento, da segnalare, per quanto riguarda l'agroindustria, che i primi punti di forza registrati sono l'attenzione al cliente e l'immagine aziendale.

Quanto alle criticità riscontrate, le imprese sentono particolarmente la difficoltà a lavorare in rete o in partnership con altre aziende (38%), patiscono la piccola dimensione aziendale (34%), evidentemente vista come un limite alla crescita, e la mancanza di personale adeguatamente qualificato (21%). Per ridurre e superare soprattutto il fattore della piccola dimensione aziendale, dalla ricerca emerge come il 34% degli imprenditori individuino come soluzione alle criticità evidenziate, interventi che riguardano soprattutto strategie di diversificazione del prodotto o del servizio offerto e, per il 26%, lo sbocco su nuovi mercati. Attività non facili, soprattutto se considerate come iniziative spontanee e fuori dalla logica di sistema. I costi di distribuzione e le difficoltà di accesso alle informazioni per l'individuazione dei mercati obiettivo sono considerati i primi e principali ostacoli.

Accesso al credito. Anche dal punto di vista dell'accesso al credito i risutati dell'indagine evidenziano ancora un clima di sfiducia e difficoltà: il 58% delle imprese non ha richiesto finanziamenti bancari nell'anno e del restante 42%, oltre metà ha richiesto finanziamenti a medio lungo termine per investimenti aziendali. Ciò significa che la fiducia non è ancora piena riguardo alle prospettive per il futuro, c'è poca tensione verso gli investimenti (il 49% delle aziende intervistate non ha fatto investimenti nell'anno) e, perché la crisi è stata lunga e logorante ed è possibile che molti rapporti creditizi si siano deteriorati, rendendo quindi impossibile o comunque non conveniente anche la sola richiesta.

Burocrazia. Infine i rapporti con la Pubblica amministrazione e gli ostacoli burocratici che permangono in attesa degli effetti della nuova legge sulla Semplificazione approvata dal Consiglio regionale qualche mese fa. Il 43% delle aziende imputa agli eccessivi adempimenti burocratici le difficoltà allo sviluppo competitivo, il 24% ai ritardi dei pagamenti dei crediti e il 18% ai tempi troppo lunghi di risposta alle istanze presentate.

Le politiche della Regione. In giudizio fortemente critico emerge poi riguardo alle misure di politica economica messe in campo dalla Regione: per il 43% degli intervistati, le politiche regionali non hanno avuto alcun impatto positivo sul sistema produttivo. Il 19% considera positivo l'impatto avuto con le misure di agevolazione alle imprese e il 16% con le comunicazioni telematiche. Bocciate le politiche riguardanti i trasporti: solo il 18% considera abbiano avuto effetti positivi.

"In questo contesto c'è da riscoprire il ruolo dell'associazione, il mondo propone due modelli di sviluppo per le imprese: nascere grandi e ricercare l'efficienza interna oppure nascere piccoli e operare all'interno di una rete dinamica, stimolante, coesa", ha sottolineato il presidente di Canfapi Sardegna, Mirko Murgia. "Nascere piccoli e rimanere isolati conduce quasi sempre a un frustrante futuro. Questo è il nostro ruolo: stimolare e accompagnare le imprese verso i vantaggi dell'aggregazione, dello stare insieme, e se occorre perfino soffrire insieme".

Per Murgia la missione dell'associazione di categoria e la sua strategia di azione per il nuovo anno è in primo luogo quella di occuparsi maggiormente dei territori, "piccole ma sensibili isole economiche nella nostra isola", e accompagnare le imprese attraverso i nuovi scenari di investimento e di lavoro che si stanno creando in Sardegna.

"Penso che il futuro prossimo apra dei nuovi mercati in Sardegna: in primo luogo l'innovazione tecnologica, soprattutto grazie alle misure Industria 4.0, che porteranno con sé non solo il settore produttivo, ma anche l'Ict e il mondo delle start up innovative in genere", ha concluso il presidente regionale, "penso che la gran parte dei lavori pubblici in Sardegna nei prossimi anni sarà di natura pubblico privata e principalmente legati alle opere necessarie per la metanizzazione dell'isola. Una sfida per la nostra associazione sarà entrare appieno nel mondo delle start up innovative, da sviluppare e incentivare soprattutto nei settori tradizionali: costruzioni, agroindustria e turismo".

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