Economia e Lavoro

Meno tasse ma crisi da allarme rosso. 2017 in chiaroscuro, i disoccupati restano un esercito

Le previsioni della Cgia di Mestre non lasciano scampo: per tornare a un livello di occupazione identico ai primi anni Duemila bisogna attendere il 2035. Gi¨ la pressione fiscale e leggero aumento di chi riesce ad avere un contratto.



Previsioni 2017: meno tasse, più lavoro, ma ritorno ai livelli pre-crisi solo nel 2024. Dal punto di vista economico, fa sapere l'ufficio studi della Cgia, il 2017 è per l'Italia un anno in chiaroscuro. Al netto di eventuali manovre correttive, la pressione fiscale è destinata a scendere di 0,3 punti percentuali (attestandosi così al 42,3 per cento), il Pil dovrebbe aumentare di circa un punto, il numero degli occupati crescere di quasi 112mila unità e l'esercito di disoccupati scendere di 84mila persone. A fronte di questi dati positivi, preoccupa, invece, la mole di tempo necessaria per ritornare ai livelli pre-crisi (ovvero il 2007).

Infatti, stando ai dati di contabilità nazionale pubblicati dall'Istat il 23 settembre 2016 e relativi al Pil reale (concatenato al 2010) e alle previsioni di Prometeia sugli scenari delle economie locali di ottobre 2016, bisogna recuperare gli 8,7 punti percentuali di Pil persi tra il 2007 e il 2013 solo nel 2024, vale a dire fra 7 anni. Nel 2016 l'economia italiana è "precipitata" ai livelli del 2000, ovvero di 16 anni fa. I consumi delle famiglie, invece, che a causa della crisi sono crollati di 7,6 punti percentuali, dovrebbero essere "riconquistati" entro il 2021 e i 28 punti percentuali circa di investimenti bruciati in questi anni non prima del 2032.

Preoccupante anche la situazione relativa al mercato del lavoro. Se tra il 2007 e il 2013 il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato, passando dal 6,1 al 12,1 per cento, le previsioni delle dinamiche occupazionali dell'Istat e di Prometeia stimano che il livello dei senza lavoro (attualmente all'11,5 per cento circa) dovrebbe ritornare al 6 per cento solo nel 2032 (tra ben 15 anni), mentre l'occupazione pre-crisi nel giro di un paio d'anni (2018-2019).


"Sebbene le tasse siano destinate a scendere grazie, in particolar modo, alla riduzione dell'Ires che interesserà solo le società di capitali e l'occupazione è destinata ad aumentare in virtù della fiducia ritrovata tra i piccoli imprenditori – dichiara il coordinatore dell'ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – la ripresa economica del nostro Paese rimane ancora molto debole e ben al di sotto della media Ue. Se nel 2017, come riportano le ultime previsioni economiche elaborate dalla Commissione europea, il nostro Pil dovrebbe attestarsi attorno all'1 per cento, in Ue, invece, è destinato a toccare l'1,6 per cento. Tra tutti i 28 paesi dell'Unione, solo la Finlandia registrerà quest'anno una crescita più contenuta della nostra".

Conclude il segretario della Cgia, Renato Mason: "A differenza di quanto è successo per buona parte del 2016, speriamo che il Governo Gentiloni torni a discutere e a decidere sui grandi temi: come creare lavoro, quali politiche industriali sviluppare, come affrontare le sfide che l'economia internazionale ci pone. Abbiamo bisogno di intervenire su questi argomenti, altrimenti rischiamo di veder aumentare le disuguaglianze sociali che stanno minando la coesione sociale del nostro Paese".

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