Economia e Lavoro

Alitalia conferma i licenziamenti, 1600 a spasso. Pressing delle banche per svolta industriale

La principale compagnia aerea italiana verso la "prova del Governo": incontro tra ad e ministro dello Sviluppo economico. Doppio obbiettivo: sostegno su rotte nazionali e nuovo piano industriale.



Richieste puntuali al Governo e indicazioni sul nuovo piano, soprattutto per quanto riguarda le ricadute occupazionali. L'amministratore delegato di Alitalia, Cramer Ball, risponde lunedì 9 gennaio alla convocazione del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, con il doppio obbiettivo di incassare il sostegno dell'Esecutivo sulle rotte nazionali più difficili, quelle che impongono alla compagnia perdite difficilmente arginabili con le sole forze commerciali, e di rispondere alla preoccupazione manifestata dai ministri interessati, lo stesso Calenda e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, rispetto all'impatto sociale del piano industriale. Ovviamente caldo il fronte esuberi, che dovrebbero fermarsi a quota 1600, in vista del confronto che dovrebbe tenersi mercoledì con i sindacati, dopo le tensioni che si sono acuite con la decisione dell'azienda di congelare gli automatismi contrattuali a partire dal 1 gennaio. Mentre sul piano delle rotte, i vertici della compagnia puntano ad ottenere un'ulteriore liberalizzazione per Milano Linate, dopo la sospensione dei voli sulla rotta Roma-Malpensa, e le agevolazioni per la continuità territoriale sulla Roma-Reggio Calabria. Nessuno sviluppo, almeno finora, per quanto riguarda i voli da e per la Sardegna.

Sul confronto pesano anche i diversi punti di vista fra i soci di Alitalia. Gli azionisti italiani, banche in testa, vorrebbero una svolta decisa. "Serve discontinuità industriale, che si deve concretizzare in una nuova impronta manageriale", spiegano all'Adnkronos fonti finanziarie. Parole che sembrano confermare le perplessità sull'impostazione scelta da Cramer Ball e, di conseguenza, sulla permanenza del manager al timone della compagnia. "Non è un problema di uomini ma di decisioni che non possono essere rimandate oltre", si limitano a puntualizzare le fonti interpellate. Peraltro, la probabile conversione dei crediti vantati soprattutto da Intesa SanPaolo e Unicredit in azioni sembra destinato a far crescere il loro peso nel capitale di Alitalia.

L'ipotesi di un cambio al timone della compagnia non sembra comunque all'ordine del giorno. "Le recenti indiscrezioni di stampa che parlano di un presunto cambio al vertice di Alitalia sono prive di fondamento e non fanno bene all'azienda in momenti come questi", puntualizza il presidente, Luca Cordero di Montezemolo, smentendo le ripetute indiscrezioni di stampa in tal senso. Una precisazione che si è resa necessaria vista l'insistenza con cui viene fatta circolare la possibilità che le pressioni di parte dei soci italiani possa alla fine determinare la scelta di un nuovo avvicendamento al vertice della compagnia. Ipotesi, questa, che sembra improbabile nell'immediato, anche per i tempi stretti, sessanta giorni per guadagnarsi il finanziamento decisivo per le sorti della compagnia, indicati per definire e attuare il nuovo piano.

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